Sailor Moon: la principessa del mediamix

Sailor Moon: la principessa del mediamix

È il febbraio del 1992 quando Naoko Takeuchi inizia la serializzazione di Bishōjo senshi Sailor Moon sulla rivista mensile Nakayoshi. Quasi tre decadi e innumerevoli adattamenti dopo, la principessa della Luna continua a essere amatissima da migliaia di fan. Scoprite assieme a noi ciò che ha reso questo manga uno dei più grandi franchise di successo della storia e la strategia di mediamix che ne ha fatto un’icona globale!

Cosa si intende per mediamix?

Il termine mediamix in Giappone indica una strategia che ha lo scopo di promuovere un prodotto attraverso differenti piattaforme mediatiche. Si produce così un universo di contenuti basati su un tema comune, che viene esplorato attraverso varie rappresentazioni: manga, anime, spettacoli teatrali, videogiochi, serie tv e molto altro ancora.
È l’equivalente giapponese di ciò che noi chiameremmo fenomeno commerciale transmediatico, una pratica che gli addetti dell’industria dell’intrattenimento nipponico hanno raffinato nel corso dei decenni. Bishōjo senshi Sailor Moon è un ottimo esempio di franchise di successo, grazie non soltanto al naturale fascino della storia in sé, ma anche alla strategia di mediamix utilizzata per coinvolgere i fan su più fronti. Ecco la storia dell’ascesa di Sailor Moon: la principessa del mediamix.

In principio fu Codename: Sailor V

Naoko Takeuchi debutta su Nakayoshi Deluxe nel 1986, dove le sue storie autoconclusive godono di un notevole apprezzamento da parte del pubblico. Tutto ciò le permette in poco tempo di passare alla rivista principale Nakayoshi, di Kōdansha, sulle cui pagine pubblicherà d’ora in poi la maggior parte dei suoi lavori. Come ad esempio quello che è stato il suo primo grande successo in Giappone: The Cherry Project, un manga incentrato sul pattinaggio di figura. Grazie a questo risultato ha anche la possibilità di creare un’opera nuova per il mensile RunRun, secondo supplemento di Nakayoshi. Takeuchi ha piena libertà creativa su questo lavoro e progetta una storia incentrata su un’eroina in stile super sentai – come i Power Rangers di Saban, per intenderci. Così nasce Codename: Sailor V.

(Da sinistra a destra: RunRun aprile 1992, RunRun agosto 1991)

Il progetto attira l’attenzione dello studio d’animazione Toei, che ne vede le grandi potenzialità e subito offre all’autrice di farne un anime. La proposta spinge la giovane mangaka e la redazione di Nakayoshi a considerare una storia più articolata e lunga di Sailor V. Takeuchi così comincia a pianificare l’opera più importante della sua carriera: Sailor Moon, che non soltanto debutterà come manga, ma andrà contemporaneamente in onda come anime.
Nel frattempo, Codename: Sailor V appare su RunRun nel 1991. La serie è a tutti gli effetti un prequel di Sailor Moon, sia perché è stata pubblicata prima della serie principale, sia perché la trama segue le avventure di Aino Minako (Sailor Venus) un anno prima del suo incontro con le altre guerriere. Entrambi i manga continueranno a essere serializzati quasi in contemporanea fino al 1997.

Le combattenti vestite alla marinara: simboli di indipendenza e libertà

In un’intervista del 2013 per ROLa, l’autrice ha dichiarato che fin dall’inizio la sua idea era disegnare una squadra di cinque combattenti, come gli eroi della serie tv Goranger, ma più belle. La disegnatrice si scontra però con i “vecchietti” – così definisce gli editori di Nakayoshi  – dubbiosi circa certe sue idee. In un super sentai lo squadrone ha sempre un leader, un secchione con gli occhiali, una figura comica. Come avrebbe potuto funzionare il manga senza seguire questi archetipi? Sarebbe piaciuto davvero alle lettrici?
Takeuchi non demorde e procede con la propria intuizione. Le sue protagoniste sono ragazze normali che dentro di sé hanno il potere e il coraggio di trasformarsi in guerriere potenti. Le combattenti vestite alla marinara divengono così simboli di indipendenza e libertà. Sono un’ispirazione. Non soltanto perché sono forti e bellissime, eroine capaci di salvare il mondo, ma soprattutto perché rimangono fedeli a sé stesse. I “vecchietti” non avranno capito il messaggio di questa storia, ma le ragazze del Giappone (e del mondo) sì, e sono state loro a decretarne l’ascesa.

(A destra: Naoko Takeuchi su ROla magazine 2013)

Bishōjo Senshi Sailor Moon (La bella guerriera Sailor Moon) sulla carta sembra facile da etichettare: è un manga mahō shōjo (ragazze magiche), capostipite del sottogenere sentai mono (gruppo d’attacco). La formula di base è altrettanto semplice: ci sono poteri soprannaturali, nemici mortali, l’amore e l’amicizia. Sailor Moon, però, si distingue grazie alla trama avvincente, la sorprendente profondità emotiva e le tematiche mature che affronta senza timori.
I cinquantadue capitoli del fumetto sono stati successivamente raccolti in undici volumetti, includendo anche le storie fuori dalla cronologia principale. Nel 2003 Kōdansha ristampa il manga in dodici tankōbon che chiama shinsōban (nuova rilegatura). In Italia Star Comics offre sia questo formato, sia l’ultimissima edizione kanzenban (eternal edition) stampata per il 20° anniversario del manga e composta da dieci numeri. Entrambe le versioni presentano copertine inedite disegnate dall’autrice, colori rivitalizzati e piccole correzioni ai dialoghi e ai disegni.

(Da sinistra a destra: Nakayoshi febbraio 1992, shinsōban, kanzenban)

Moonlight Densetsu: l’inizio di una leggenda al chiaro di luna

L’anime debutta su TV Asahi il 7 marzo del 1992 ed è un grande successo. A parte alcuni cambiamenti di trama inevitabili, dovuti alla serializzazione in parallelo con il manga, e i numerosi episodi filler, la versione animata degli anni Novanta resta un classico assoluto. Con i suoi duecento episodi, le cinque stagioni, i tre film e i cinque OVA, nel giro di pochi anni Sailor Moon sorpassa i confini nazionali e viene tradotto in diverse lingue. In Italia ad esempio arriva nel 1995 grazie a Mediaset, che lo manda in onda per la prima volta durante Bim Bum Bam. L’anime subisce diversi cambiamenti e soprattutto tagli da parte della censura nei paesi esteri dove viene accolto, ma tutto ciò non impedisce alla serie di ottenere senza particolare fatica la medesima popolarità ovunque.

(Toei Animation: il primo episodio di Bishōjo Senshi Sailor Moon)

Diciassette anni dopo la fine della quinta stagione, Toei propone una nuova serie animata. Nel 2014 manda in onda sul sito Niconico l’anime reboot Pretty Guardian Sailor Moon Crystal. Questa nuova rielaborazione, oltre a seguire più fedelmente la trama del manga, presenta anche un design dei personaggi nuovo, animazioni in CGI e una nuova sigla d’apertura. Il singolo Moon pride, interpretato dal famoso gruppo idol Momoiro Clover Z, sostituice la leggendaria Moonlight densetsu. In Italia il brano, per chi non lo sapesse, appare solo come versione riarrangiata nel carillon della principessa Serenity.
Il ciclo Crystal al momento conta tre stagioni, l’ultima delle quali andata in onda anche in TV, e un film di prossima uscita intitolato Sailor Moon Eternal.

(Dall’alto al basso: Sailor Moon 1992 – Sailor Moon Crystal 2014)

Dal teatro alla televisione

I musical Sera Myū sono un altro popolare adattamento di quest’opera. Dal 1993 al 2005 è stata Bandai a produrre gli spettacoli, mentre dal 2013 li ha diretti Nelke Planning. I copioni messi in scena prendono ispirazione dalla storia originale, ma deviano con elementi originali o sviluppano idee che Takeuchi ha abbandonato. Ricorrente per esempio è l’esplorazione delle relazioni romantiche tra le inner senshi (le guardiane sailor del sistema solare interno) e gli shitennō (i quattro generali a servizio della regina Beryl).
Bandai qualche volta ha permesso alle donne di interpretare ruoli maschili in questi musical, ma non era la consuetudine. Con Nelke Planning, invece, i cast diventano completamente femminili, come nel teatro Takarazuka. Nel corso degli anni sono andati in scena più di trenta spettacoli diversi, per un totale di oltre mille repliche. Recentemente Sera Myū è approdato anche negli Stati Uniti e in Francia con The Super Live, l’ultimissimo spettacolo che annovera nel cast membri del gruppo idol Nogizaka46. 

(La Reconquista, 2013)

Nel frattempo, nel 2003 Toei ha prodotto una serie live action dal titolo Pretty guardian sailor moon, comunemente abbreviato in PGSM dai fan. Naoko Takeuchi ha creato nuovi personaggi per la serie e ha contribuito alla scelta del cast principale.
L’adattamento ripercorre l’arco del Dark kingdom (Il regno delle tenebre) della prima stagione, con alcune differenze nello sviluppo della trama. Seppure un po’ ridicola e imbarazzante in certi momenti, la serie tv durerà la bellezza di 49 episodi, ottenendo buoni risultati. Da essa deriveranno un programma radiofonico (DJ Moon), CD dorama, album musicali, VHS e DVD.

Merchandise e collaborazioni

Grazie a tutta questa esposizione Sailor Moon è una celebrità ancora oggi. Basta pensare al fatto che la protagonista è diventata ambasciatrice delle Olimpiadi di Tokyo 2020. Inoltre stilisti e artisti in giro per il globo traggono ispirazione dall’estetica di questo lavoro. Parlando di moda, il legame che Naoko Takeuchi ha creato tra fashion e Sailor Moon è uno dei capi saldi del franchise. Tanti sono i riferimenti che si ritrovano nel manga: il famoso abito della principessa Serenity, ad esempio, altro non è che un abito di Dior! 
Numerose sono anche le collaborazioni pubblicitarie di ogni genere. Tra le più recenti possiamo citare quelle con il gigante dell’abbigliamento giapponese UNIQLO e con il brand di make-up Colourpop. Non soltanto Usagi e amiche fanno da modelle ai prodotti altrui, ma promuovono costantemente il loro brand con attrazioni permanenti come il ristorante Shinning moon Tokyo e spettacoli personalizzati come Prism on ice.

«Potere del cristallo d’argento, vieni a me!»

Ogni versione della storia e i materiali ancillari hanno contribuito a rendere l’universo Sailor Moon unico. Grazie a elementi come il cristallo d’argento, le divise da battaglia (sailor fuku), la simbologia legata alla luna, le formule di trasformazione, si è impresso nell’immaginario dei fan.
Dopo tutto quanti di voi hanno almeno una volta alzato la mano al cielo ed esclamato con convinzione «Potere del cristallo d’argento, vieni a me»? Il grido di battaglia di Sailor Moon è parte integrante dei giochi d’infanzia di una generazione e forse incapsula in maniera semplice il motivo per cui ancora oggi non dimentichiamo la principessa della Luna.

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