Waiting for NipPop – #Revival: viaggio nel tempo attraverso l’arte

Waiting for NipPop – #Revival: viaggio nel tempo attraverso l’arte

Ritorna anche quest’anno l’appuntamento con Waiting for NipPop con un incontro a tema “revival”! Paola Scrolavezza e Gino Scatasta ci guidano nelle forme di reinterpretazione del passato nella cultura pop attraverso un viaggio tra l’arte giapponese e angloamericana.

Venerdì 15 maggio, NipPop ha presentato in diretta sui suoi canali YouTube e FB l’appuntamento Waiting for NipPop – Revival, che ha introdotto la tanto attesa decima edizione di NipPop: #RETROPop: Vintage Japan!

L’organizzazione non si è fermata nonostante l’emergenza sanitaria,  e anche quest’anno  è riuscita a regalarci ulteriori emozioni anche se a distanza. Il tema di NipPop 2020 è il  retropop, cioè l’esplorazione delle radici delle culture pop non solo in Giappone, ma anche in Italia e nel resto del mondo. Data l’impossibilità di realizzare l’evento nella modalità tradizionale, abbiamo organizzato un ciclo di appuntamenti in LIVESTREAMING dal 21 al 28 maggio, come sempre in collaborazione con Power to the Pop – Osservatorio sulle culture pop contemporanee. 

Il mito del passato

In questo primo appuntamento online, Paola Scrolavezza e Gino Scatasta hanno analizzato insieme i fenomeni di reinterpretazione del passato che proliferano nelle culture pop degli ultimi anni.  L’ispirazione ad affrontare il tema del revival è arrivata direttamente dall’ultima opera di Zygmunt Bauman, Retrotopia, ovvero un’utopia che guarda al passato, un sentimento diffuso e quanto mai attuale grazie al quale la moda del revival  ha preso il posto dell’ossessione per il successo. Si parla di una nostalgia che punta a riprendere elementi del passato intersecandoli con la cultura pop. Un passato spesso ingombrante, ma ben presente per esempio in numerosi manga giapponesi che ripropongono la storia europea con uno sguardo carico di “esotismo”. 

Quando il pop diventa nostalgico

Gino Scatasta ha aperto la discussione, introducendo il revival nel cinema e nella musica pop: nella dilagante atmosfera nostalgica, quello che la cultura pop propone è un passato tutt’altro che fedele alla storia, della quale costituisce piuttosto una versione ricostruita e superficiale. Già nel 1973 David Bowie scrive la canzone Drive-in-Saturday, ambientata in un futuro in cui una catastrofe ha cancellato ogni traccia della civiltà umana, lasciando  solo le canzoni degli anni Cinquanta, un brano nel quale esprime la nostalgia verso un passato che ormai non c’è più e che viene quindi mitizzato. 

revival

Nel mondo del cinema, il film per eccellenza che scatena il revival e ne influenza i successivi, è American Graffiti (1973) di George Lucas, che racconta l’ultima estate prima dell’università di un gruppo di ragazzi. Il regista concentra appositamente il suo interesse sugli anni Cinquanta, la cui icona tipica a livello di immaginario collettivo è rimasta la cameriera che nel film serve al drive-in sui pattini.

Inoltre, American Graffiti è uno dei primi film che si conclude raccontando cosa accadrà ai personaggi nel futuro – alcuni moriranno in Vietnam – fornendo così una visione meno ottimistica e più realistica della realtà. Un altro celebre esempio di revival anni Cinquanta è Grease, che non a caso verrà poi ripreso nella famosa scena di Pulp Fiction, in cui John Travolta balla una canzone di quegli anni, con alcune movenze proprio del suo film musicale d’esordio.

Absolute beginners

In Inghilterra, invece, un esempio del revival tipico del periodo è il film Absolute Beginners, con la partecipazione di David Bowie. La pellicola si rifà all’omonimo romanzo di Colin MacInnes, e offre uno spaccato del mondo giovanile nella Londra tra la fine anni Cinquanta e i primi anni Sessanta. Una delle sottoculture più caratteristiche dell’epoca era quella  dei Teddy boys, il cui nome deriva da Ted, diminutivo di Edward, e rimanda al regno di Edoardo VII e agli abiti particolarmente eleganti in uso al tempo. Questa fu anche la prima sottocultura pop di revival associata a delle figure di rottura, al rock and roll, i cui membri erano facilmente identificabili grazie a uno stile specifico, caratterizzato dal particolare modo di vestirsi o dal taglio di capelli

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Nostalgie vittoriane

Ma anche prima, tra gli anni Sessanta e Settanta, c’era già stato un forte movimento revival, nato da una mostra del 1966 dedicata ad Oscar Wilde e per questo definito Neo-vittorianesimo, che guardava con nostalgia alle atmosfere rivoluzionarie degli anni Ottanta/Novanta dell’Ottocento. Questo sentimento di  nostalgia si rifletteva anche sulla moda:un  esempio famoso sono le giacche di stampo vittoriano che indossavano Mick Jagger e Jimi Hendrix. Il Neo-vittorianesimo tornerà poi in auge negli anni Ottanta attraverso la produzione di film heritage e nostalgici della gloria imperiale, con tematiche all’epoca controverse come l’omosessualità.

E nella cultura giapponese?

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L’incontro è proseguito spostandosi sul tema  del revival in ambito giapponese, in cui si è attinto molto al passato europeo, al Vittorianesimo, al Rococò e alla Rivoluzione francese, ricostruiti in modo a volte inverosimile, mescolando mondi ed epoche diversi.

Questo ritorno al passato lo ritroviamo prima di tutto in uno dei prodotti più amati della cultura pop, il manga e l’esempio per eccellenza è Le rose di Versailles, l’iconica serie di Riyoko Ikeda, pubblicata su una popolare rivista a partire dal 1972 e divenuta poi famoso in tutto il mondo grazie alla trasposizione anime per la televisione. Riyoko Ikeda e altre artiste sue contemporanee hanno rivoluzionato lo shōjo manga, il sottogenere indirizzato principalmente al pubblico femminile, i cui autori erano inizialmente uomini.

Revival e Gender

Nelle opere appartenenti a questo genere, le atmosfere sono rarefatte, romantiche e sognanti, tuttavia Ikeda e altre autrici le sfruttarono per introdurre tematiche legate al gender e alla contestazione dei tradizionali modelli di mascolinità/femminilità, un topic tuttora molto discusso in Giappone. Infatti, ne Le rose di Versailles, il personaggio principale inizialmente avrebbe dovuto essere Maria Antonietta, vittima delle circostanze e della storia, costretta a lasciare la propria patria per sposare il re di un paese straniero. Ben presto, però, protagonista diventa il personaggio di Oscar: amata dal pubblico per la sua capacità di riappropriarsi di spazi di libertà inediti, dopo i primi capitoli è su di lei che si sposta il focus del manga. 

Un altro esempio calzante è Candy Candy, manga shōjo del 1975 scritto da Kyoko Mizuki e disegnato da Yumiko Igarashi, dove l’atmosfera è più nettamente intrisa di “esotismo”. Sebbene sia ambientato in Inghilterra e negli USA a cavallo della Grande Guerra, l’estetica vittoriana continua a essere presente, soprattutto nel look di Candy. La stessa Yumiko Igarashi pochi anni dopo, nel 1982, ripropone un setting simile in Georgie, ambientato in un’Australia vittoriana molto mitizzata.

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Un altro elemento importante che ricorre spesso nella storia dell’arte e della letteratura è l’utilizzo del revival come strumento di critica sociale rivolta al presente. Le storie ambientate in un mondo distante ed “esotico” permettono, infatti, di contestare e criticare la società attuale in modo strategicamente velato. Un esempio è Il poema del vento e degli alberi, celeberrima opera di Keiko Takemiya pubblicata nel 1976. Il manga utilizza un passato mitizzato per descrivere le trasformazioni in atto nel Giappone di quegli anni, in particolare in merito ai ruoli di genere e all’approccio dell’opinione pubblica alle relazioni omosessuali

Il revival oggi

Il ritorno al passato è presente anche in opere più recenti, come The black butler di Yana Toboso, serie manga pubblicata a partire dal 2006 e ambientata nell’Inghilterra vittoriana. Il successo di quest’opera ha contribuito alla diffusione di un nuovo trend della cultura pop, ovvero la moda dei butler cafè, locali in stile vittoriano rivolti esclusivamente a un pubblico femminile. È interessante come questo revival del passato attraversi le culture pop anche oltre i prodotti artistici e la street fashion. Un esempio è il genere musicale visual kei, che pur non essendo strettamente codificato a livello musicale è incredibilmente riconoscibile sul piano stilistico, grazie ai favolosi look di ispirazione rococò e decisamente androgini adottati dai musicisti.

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Un altro genere giapponese che dimostra come la cultura pop riprenda il passato e lo rielabori in chiave moderna sono le light novel, ovvero esempi di narrativa che condividono l’estetica e lo stile dei manga. Soprattutto nel filone fantasy si creano mondi surreali, ma assolutamente affascinanti, senza porsi alcun problema di attendibilità storica. 

Alla fine dell’incontro, è stato dato ampio spazio a un interessante dibattito sulle differenze fra la cultura pop euroamericana e quella asiatica, con particolare attenzione alle diverse modalità di reinterpretazione del passato in contesti diversi.

Se siete curiosi di ascoltarlo, lo trovate qui!

Ringraziamo tutti coloro che ci seguono attivamente sul nostro canale. Non mancate al prossimo incontro, vi aspettiamo numerosi! 

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