Adachi Mitsuru: shōnen o shōjo?

Adachi Mitsuru: shōnen o shōjo?

A partire dagli anni Cinquanta, l’industria editoriale giapponese conosce un vero e proprio boom grazie al successo del manga. È l’alba di un’epoca che da un lato vede proliferare la produzione fumettistica, dall’altro vede moltiplicarsi il numero di aspiranti mangaka. Tra questi, Adachi Mitsuru riesce ad affermarsi, facendosi apprezzare da lettori e lettrici a livello internazionale. A contraddistinguerlo sono le sottili intuizioni e una raffinatezza espressiva senza pari.

Un talento da svelare

La carriera di Adachi Mitsuru inizia negli anni Settanta, come assistente dell’affermato fumettista Isami Ishii. Il suo debutto professionale coincide con la pubblicazione di storie brevi, che non sono però sufficienti a garantirgli un fedele seguito di lettori, in quanto ispirate all’opera di altri autori. Nel 1978 viene pubblicata, sulla rivista Weekly Shōnen Sunday di Shōgakukan, la sua prima serie originale, Nine. Di ambientazione scolastica e a tematica sportiva, Nine rappresenta per Adachi il punto di accesso al genere spokon.

Nine

Sebbene da quel momento in poi non abbia mai abbandonato lo spokon, la sua collocazione nel vasto universo del manga non è univoca: nei primi anni Ottanta, caso anomalo nel panorama giapponese, l’artista collabora sia con riviste di shōnen manga che con riviste di shōjo manga. Con entrambi i target le sue opere riscuotono una notevole popolarità.

Spokon: caratteristiche e storia

Il termine spokon significa letteralmente ‘tenacia sportiva’, e designa quel sottogenere dello shōnen che annovera al suo interno opere incentrate sul mondo dello sport, con atleti per protagonisti.
Il filone affonda le proprie radici nel Giappone degli anni Sessanta. Il 1964, nello specifico, è un anno decisivo in questo senso: a Tōkyō si svolgono le Olimpiadi, che rappresentano un’importantissima occasione di riaffermazione per il paese. Circa vent’anni prima, il Giappone era stato devastato dallo sgancio delle due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, e aveva subito una dura sconfitta nella Seconda guerra mondiale. Eccellere nello sport diventa dunque una questione di primaria importanza per i cittadini giapponesi che, agli occhi del mondo, intendono lanciare un simbolico messaggio di rinascita rispetto a un passato difficile. Proprio in questo contesto storico-sociale nasce il primo spokon manga, Kyojin no hoshi (Tommy la stella dei Giants), a opera di Takamori Asaki. Tema centrale della storia è, appunto, lo sport come strumento di rivalsa sociale.

Tommy la stella dei Giants

Da sempre il Giappone attribuisce allo sport un valore etico e morale molto alto, per cui non è un caso che lo spokon manga trovi fin da subito ampio consenso. Ciò nonostante, a causa della carenza di elementi innovativi, il modello proposto da Takamori, iniziatore del genere, entra in crisi a metà degli anni Ottanta, rischiando di scomparire completamente.

Adachi: la chiave del successo

La novità principale introdotta da Adachi Mitsuru all’interno dello spokon consiste, paradossalmente, nel non limitarsi allo sport: all’interno delle sue storie continuano a essere presenti gli allenamenti, i palazzetti e le partite – che agiscono come filo conduttore del racconto – ma viene lasciato il giusto spazio anche al resto. Adachi si concentra infatti sulla vita dei personaggi fuori dal campo, con una particolare enfasi sulle vicissitudini tra i banchi di scuola, le amicizie, l’amore, le sofferenze, le dinamiche adolescenziali: tematiche tipiche del genere shōjo.

La poetica del non detto

La narrazione per Adachi si svipuppa per sottrazione: abbondano i momenti sospesi, i gesti interrotti, l’esitazione, le frasi a metà. A livello grafico, tale caratteristica viene espressa attraverso tavole spoglie, totalmente prive di elementi secondari e talvolta prive persino di balloons.

Adachi

Ma è proprio grazie a questa ‘incompletezza’ narrativa che l’autore crea un rapporto diretto con chi legge: le pause, i silenzi, i vuoti si caricano di significato, e così il non detto rappresenta lo spazio all’interno del quale il lettore si inserisce, grazie al processo di immedesimazione.
Realismo e leggerezza sono alla base di tutte le storie: le scene di vita quotidiana rappresentate senza artifici – ma con una buona dose di ironia – rendono la lettura scorrevole e piacevole.

Cantore dell’adolescenza

Questa ondata di novità – tematiche, grafiche e narrative – ha fatto di Adachi il più importante e amato autore spokon contemporaneo. L’artista, non solo segna la rinascita del genere, ma è enormemente apprezzato (anche) dal pubblico femminile. Le motivazioni sono da ricercare nel fatto che, alla passione per lo sport, Adachi unisce una spiccata sensibilità per la commedia scolastica sentimentale. Tutte le sue storie sono un inno all’adolescenza e ai sentimenti. Emblematiche, in questo senso, sono Touch e Rough.

Touch

Touch è la storia di due fratelli che dividono il loro tempo tra il baseball e la scuola. I due gemelli sono pressoché indistinguibili nell’aspetto, ma diametralmente opposti nel carattere. Kazuya è uno studente modello, dalla personalità eccentrica, nonché asso della squadra di baseball della scuola. È su di lui che maggiormente si concentrano le attenzioni di genitori e compagni. Al contrario, Tatsuya è riservato, all’apparenza svogliato e distaccato, ma il suo comportamento non è altro che una maschera per nascondere la timidezza. Il ragazzo preferisce restare nell’ombra, pur di evitare qualunque tipo di confronto o competizione con il brillante fratello.

Touch scan

È una storia di drammi, destini, sogni da realizzare e promesse da mantenere, dove le pressioni sociali e familiari giocano un ruolo importante.
Pubblicata tra il 1981 e il 1986 sulla rivista Weekly Shōnen Jump, quest’opera segna l’apice della carriera del mangaka, coronandone il successo anche in Italia grazie alla trasposizione anime, Prendi il mondo e vai.

Touch

Rough

Rough è la storia di Keisuke Yamato e Ami Ninomiya, studenti dello stesso liceo, le cui famiglie si odiano a causa di un’accesa rivalità commerciale. Lui è una promessa del nuoto e lei una tuffatrice caparbia, entrambi ritratti nel costante tentativo di primeggiare nelle rispettive discipline. A fare da sfondo, dunque, sono stavolta due sport individuali, dove l’atleta resta solo con sé stesso e con le proprie paure.

Rough scan

Riprendendo motivi shakespeariani, l’autore sviluppa su due binari paralleli il tema della crescita personale dei ragazzi e quello della nascita di un sentimento inatteso. Per una serie di fortuite coincidenze, infatti, l’amore tra Keisuke e Ami sboccerà nonostante l’iniziale avversione di lei.
L’opera è stata serializzata su Weekly Shōnen Sunday tra il 1987 e il 1989. In Italia è disponibile in una recente ristampa grazie a Star Comics.

Rough

L’invenzione di un genere

Con freschezza e semplicità, Adachi Mitsuru racconta storie profonde dove si fanno esperienze, si sviluppano legami, si cresce insieme condividendo gioie e dolori. E così riesce ad arrivare dritto al cuore del lettore. Travalicando ogni canone, l’artista esplora tematiche eterogenee facendosi apprezzare da un pubblico vasto ed eterogeneo. E proprio questa sua capacità, senza precedenti, di scivolare tra lo spokon (shōnen) e lo shōjo, lo rende un’icona senza tempo nel panorama delle culture pop giapponesi.

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