50 anni di mecha: dalle origini ai giorni nostri

50 anni di mecha: dalle origini ai giorni nostri

Il genere mecha non ha solo segnato la storia degli anime, ma ha anche ricoperto un ruolo importantissimo nella diffusione della cultura giapponese nel mondo. Da Mazinger Z a Tengen Toppa Gurren Lagann, ripercorriamo i 50 anni di sviluppo di un genere che ha conquistato il cuore di intere generazioni.

Gli effetti del boom tecnologico in Giappone

Per stabilire le origini del genere mecha bisogna risalire agli anni ’50, dopo il periodo di occupazione del Giappone da parte degli Stati Uniti. Raggiunta l’indipendenza, il Giappone ha da subito messo in moto dei piani per salvare e rilanciare l’economia domestica. Gli anni ’50 e ’60 sono per questo passati alla storia come il periodo del boom tecnologico. In questo contesto di sviluppo del settore meccanico nasce la prima serie anime che può essere considerata l’antenata del mecha come lo intendiamo ora: Astro boy. La serie viene trasmessa per la prima volta nel 1963 dalla Mushi Production, storico studio d’animazione di Tezuka Osamu. Nello stesso anno esce la prima serie di Super Robot 28, tratto dal manga di Yokoyama Mitsuteru. Questi due anime sono considerati i pilastri che hanno permesso la nascita del vero e proprio genere mecha.

Gli anni ’70 e la nascita del genere

Sono gli anni ’70 a determinare il vero e proprio inizio del genere mecha. Dalla mente di Gō Nagai, già famoso per il suo capolavoro Devilman del 1972, nasce il primo grande mecha della storia: Mazinger Z. Mazinger Z è il primo capitolo di una lunga saga fatta di sequel e spin-off, tra cui i famosissimi Il Grande Mazinger e UFO Robot Goldrake. Si inaugura così l’era dei Super Robot, grandi macchine dalle sembianze antropomorfe dotate di poteri illimitati. Rispetto ad Astro Boy e Super Robot 28 abbiamo qui il primo grande cambiamento: i robot non sono comandati dall’esterno ma pilotati dall’interno.

L’altro pilastro degli anni ’70 è Gundam, creato da Tomino Yoshiyuki e Yatate Hajime  nel 1979 per lo studio Sunrise. Gundam ha dato origine a uno dei franchise più importanti e variegati dell’animazione giapponese, che continua a dominare il mercato anche ai giorni nostri. A differenza di Mazinger Z, Gundam rientra nel sottogenere del real robot, che vede scendere in campo macchine possibili, cioè frutto del realismo tecnologico. Un fattore che ha contribuito al successo di queste due serie è sicuramente il merchandising. L’obiettivo infatti era quello di vendere ai bambini i robot giocattolo protagonisti delle varie saghe, contribuendo alle entrate dei vari studios, cioè ai fondi per le successive produzioni.

La saturazione del genere

Gli anni ’80 sono iniziati con un forte cambiamento di prospettiva. I mecha non sono più simboli di pace che combattono contro mostri alieni o minacce esterne, ma macchine pilotate da uomini che combattono altri uomini. Il genere mecha diventa più maturo, adottando sfumature psicologiche né completamente nere né completamente bianche. Questa guerra di uomini contro uomini porta a uno slittamento del target, che si sposta dai bambini a un pubblico più adulto, provocando in certi casi dei fallimenti. Allo stesso tempo abbiamo una crescita esponenziale dei prodotti fino ad arrivare a una saturazione del genere. Tra le opere più memorabili troviamo Super Dimension Fortress Macross di Kawamori Shōji, una delle prime serie ad aggiungere elementi nuovi come storie d’amore e musica. Gli anni ’80 hanno anche dato inizio al fenomeno dei live action mecha, genere che ha avuto successo fin da subito.

Verso la fine della decade viene trasmesso per la prima volta Punta al top! – GunBuster, prodotto dallo studio Gainax nel 1988. Questa serie dal relativo successo è estremamente importante per due motivi. In primo luogo Punta al top! -GunBuster è un OAV, ovvero una produzione anime pubblicata direttamente per il mercato home video senza prima essere stata trasmessa in televisione o proiettata nei cinema. In generale gli OAV hanno un’elevata qualità tecnica ed è per questo che il genere mecha è il più interessato da questa tipologia di produzione. Il secondo motivo invece va ricercato nei personaggi che hanno lavorato a questo anime: Punta al top! -GunBuster vede infatti il debutto alla regia di Anno Hideaki, la mente dietro al famosissimo Neon Genesis Evangelion (di cui parleremo tra poco).

Lo sperimentalismo degli anni ’90

Gli anni ’90 si aprono con una forte crisi d’identità. La saturazione del genere richiede l’ideazione di qualcosa di nuovo e soprattutto diverso. I due più grandi successi di questa decade si concentrano nello stesso anno, il 1995. Dopo quasi vent’anni dalla sua prima pubblicazione, torna l’acclamato universo di Gundam con Gundam Wing. Il nuovo capitolo ottiene subito un successo straordinario, tanto da sollecitare la produzione di quattro OAV andati in onda l’anno successivo.

L’altra serie anime che ha segnato quegli anni – una successo indimenticabile – è il capolavoro di Anno Hideaki Neon Genesis Evangelion. Considerato uno degli anime più influenti di tutti i tempi, Eva è indubbiamente il franchise più imponente del mondo dell’animazione giapponese. Il più grande merito dell’opera è quello di essere riuscita ad avvicinare al genere mecha spettatori che fino a quel momento non ne avevano mai sentito parlare o non ne erano interessati. Neon Genesis Evangelion si è dimostrato quel “qualcosa in più di una guerra tra robot” che ha permesso all’intero genere di evolversi, trasformandosi in un fenomeno globale. Basti pensare che il suo merchandising è arrivato in pochissimo tempo a concorrere con quello di Star Wars, già sul mercato dal 1977.

I mecha del nuovo millennio

Cavalcando l’onda del successo di Neon Genesis Evangelion, gli anni 2000 si aprono con una proliferazione esponenziale di anime mecha. Questa decade è considerata l’epoca d’argento del genere, caratterizzata da prodotti di alta qualità sia a livello tecnico che di trama. Inaugura il decennio Full Metal Panic!, trasmesso per la prima volta nel 2002 riscuotendo enorme successo. In Italia arriva grazie al contenitore Anime Night di MTV l’anno seguente. Nel 2005 viene pubblicato Eureka Seven, serie anime prodotta dallo studio Bones e da Bandai Entertainment. Eureka Seven conta un gran numero di sequel, film e videogiochi che hanno contribuito alla diffusione del franchise, rendendolo uno degli anime più amati degli ultimi vent’anni.

I due anime considerati gli ultimi capolavori del genere escono a fine decennio: Code Geass (2006) e Tengen Toppa Gurren Lagann (2007). Code Geass: Lelouch of the Ribellion è un prodotto dello studio Sunrise, scritto da Ōkouchi Ichirō e diretto da Taniguchi Gorō, mentre il character design è firmato dal celebre gruppo femminile CLAMP. Quest’anime viene considerato estremamente particolare nel suo genere. Pur essendo, a conti fatti, una guerra tra piloti di mecha, questa passa quasi in secondo piano rispetto all’aspetto psicologico. La serie è diventata in breve tempo un vero e proprio cult in Giappone, vincendo per tre anni consecutivi il prestigioso Anime Grand Prix come miglior serie animata.

L’ultimo anime degno di essere nominato è appunto Tengen Toppa Gurren Lagann, realizzato dallo studio Gainax, lo stesso di Neon Genesis Evangelion. Quest’anime sembra voler riprendere e allo stesso tempo sconvolgere le regole del genere stabilite nei decenni precedenti. Grande qualità tecnica, una trama scorrevole e personaggi accattivanti: Gurren Lagann è un anime che è riuscito ad apprendere la lezione di Gō Nagai e a portarla ad un altro livello, confermandosi un successo mondiale.

La competitività tra generi

Gli ultimi anni hanno visto un lento ma inesorabile declino del genere. I fan dei mecha sono diventati una minoranza, portando anche una grave perdita per il settore merchandising. Negli ultimi anni anime isekai o shōnen hanno conquistato la maggior parte del pubblico, accanto ai classici shōjo e seinen. Una delle motivazioni dietro questa tendenza è ovvia: i costi per produrre un anime mecha sono notevolmente più alti rispetto agli altri generi. Gli studios preferiscono quindi investire su generi più sicuri: un esempio classico è il caso dello studio Sunrise, produttore sia di Gundam che dell’idol anime Love Live!.

Il futuro che attende il genere mecha è incerto, c’è bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo come lo è stato Neon Genesis Evangelion a suo tempo. Ciò non toglie però che tutti questi titoli abbiano fatto la storia dell’animazione, consacrando la cultura giapponese nel mondo. I personaggi, le storie e le sigle hanno accompagnato intere generazioni, lasciando un ricordo indelebile che con nostalgia portiamo nei nostri cuori.

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