Storia del manga in Italia: le prime riviste della Granata Press

Storia del manga in Italia: le prime riviste della Granata Press

Granata Press ha segnato l’inizio del manga serializzato in Italia fornendo una prima suddivisione in riviste specializzate, diventando un vero e proprio punto di riferimento per tutti coloro che erano appassionati del fumetto e dell’animazione giapponese.

Preludio della cultura manga in Italia

L’avvento del manga in Italia si colloca alla fine degli anni ’70, a seguito dell’enorme successo delle trasposizioni animate. A differenza di quanto era accaduto in Giappone, in Italia la televisione era ormai il medium di massa per eccellenza. Nella prima metà del ’70 sia la Rai che le reti private portarono numerosi anime da vari studi di produzione giapponesi. Questi ottennero tale popolarità che i loro personaggi rimasero impressi nell’immaginario collettivo. Il mercato in generale fu invaso da gadget, dai pupazzi ai giocattoli alla cancelleria. Sfruttando questo successo, alcune case editrici italiane cominciarono a pubblicare i manga originali collegati. Ebbe particolare successo Glénat, prestigiosa casa editrice francese di fumetti ancora oggi attiva in Francia e in altri paesi, famosa in Italia per la publicazione di Akira di Katsushiro Otomo. 

La nascita di Granata Press

Granata Press fu fondata nel 1989, a Bologna, da Luigi Bernardi. La loro produzione editoriale spaziava dai romanzi, fumetti, interviste e saggi di autori italiani ai manga. Oltre ai VHS di anime giapponesi, spesso in allegato con la rivista. Bernardi  trasse ispirazione dalla sua esperienza presso la filale italiana di Glénat Italia, dove aveva lavorato alla metà degli anni ’80. Lì aveva avuto modo di entrare in contatto per la prima volta con il fumetto giapponese. Comprese immediatamente le grandi potenzialità per il mercato italiano, dato che la nuova generazione di lettori di fumetti era cresciuta guardando serie televisive giapponesi. Pochi anni dopo quindi fondò Granata Press, che fece della serializzazione di manga la principale delle sue strategie. Con l’aiuto di quattro collaboratori esterni specializzati in manga, i Kappa boys (Andrea Baricordi, Massimiliano De Giovanni, Andrea Pietroni e Barbara Rossi), riuscì ad espandere il panorama manga del tempo.

Prime riviste manga specializzate

A parte alcune iniziative casuali o sporadiche di piccole riviste, in Italia il manga era un genere nuovo e sconosciuto. Infatti al tempo il mercato del fumetto era in mano al colosso Bonelli, che dominava le vendite con titoli come Martin Mystere e Dylan Dog. Granata Press, pionieristica, portava in edicola titoli nuovi ma anche già conosciuti come Ken il guerrieroLamùRanma 1/2DevilmanCapitan Harlock e tantissimi altri. La serializzazione iniziò già nel 1990 con la rivista Zero, dedicata alle proposte di taglio fantascientifico, aggressivo e tecnologico. Nei suoi 39 numeri, usciti tra novembre 1990 e febbraio 1994, troviamo le puntate di  Ken il guerriero, Xenon, Baoh, Sanctuary, Macross II e Genocyber. La successiva rivista Z-Compact ne raccolse l’eredità, proseguendo la pubblicazione della maggior parte di questi manga, adesso con l’aggiunta del colore.

Diverse tipologie di riviste

la produzione di Granata non si limitò di riviste specializzate in manga prettamente d’azione e fantastici. Mangazine, insieme alla linea Manga Classic, offriva una prospettiva più ampia sulla produzione giapponese, anche in chiave storica. Su Mangazine infatti si pubblicavano Lamu, Ranma 1/2, Mai, Patlabor e Kamui. Invece Manga Classic si focalizzava su due famosi robot eroi dagli anni ’70, Mazinga Z e Il grande Mazinga. La collana avrebbe anche dovuto presentare per la prima volta in Italia le storie di Ufo Robot Goldrake, ma le scarse vendite ne imposero la chiusura. L’ultima rivista dedicata ai manga fu Z star, che pubblicava esclusivamente  Devilman e Capitan Harlock.

Contenuti eterogenei

Nella rivista Mangazine, accanto ai manga, vengono pubblicate anche le prime interviste italiane a veri e propri pilastri dell’animazione giapponese, come gli animatori Kazuo Komatsubara e Shingo Araki, e i registi Yoshiyuki Tomino e Hayao Miyazaki.  Di quest’ultimo, Granata pubblicò anche il manga Nausicaä della Valle del Vento (in 23 uscite, da luglio 1993 a luglio 1995). Granata Press intanto intensificava la propria attività di editore a 360 gradi, pubblicando saggi sul fumetto italiano e sull’animazione giapponese nella collana Cartoonia. Importante ricordare a questo proposito il volume Anime – Guida al cinema d’animazione giapponese, con prefazione di Go Nagai. Sempre a riprova dell’eterogeneità delle proposte, all’interno della collana Storie Granata pubblicò Mao Dante di Go Nagai (in due volumi) e Il bosco della sirena di Rumiko Takahashi.

La fine e un nuovo inizio del manga

Col tempo Bernardi, per sua stessa ammissione, si disaffezionò progressivamente dai manga. Questo e il mercato non ancora sviluppato decretarono il fallimento di Granata Press nel 1996. Molte serie, tra cui Ranma½ e Maison Ikkokurimasero incomplete, anche se grazie all’intervento dei Kappa boys vennero pubblicate in seguito dalla emergente Star Comics o da altre case editrici.

Negli anni ’90 la vera svolta. Alcuni editori decidono di pubblicare manga ma con una nuova mentalità: non più per un pubblico solo di bambini ma anche per adolescenti e giovani adulti. È così che il manga è diventato in Italia il genere di fumetti più venduto, superando le collane della Bonelli e della Disney. 

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