L’Horror audace e surreale di Mononoke

L’Horror audace e surreale di Mononoke

Mononoke è un anime prodotto da Toei Animation e diretto da Nakamura Kenji, andato in onda per la prima volta nel 2007, e nasce come spin-off della serie animata Ayakashi: Japanese Classic Horror, prodotta dal medesimo studio l’anno precedente. In particolare, si incentra sulla figura dello speziale apparsa negli ultimi tre episodi della serie, che rivelerà ben presto di essere molto di più di un semplice venditore di erbe medicinali. 

Il misterioso e affascinante kusuriuri è infatti il fil rouge che collega i 12 episodi dell’anime, suddivisi in brevi archi narrativi di due-tre episodi ciascuno, ognuno incentrato su un mononoke diverso che lo speziale deve sconfiggere, tramite una spada speciale chiamata “Spada degli Esorcismi”. Affinché possa utilizzarla, però, il mononoke deve rivelare tre aspetti di sé: la Forma (Katachi), la Verità (Makoto) e il Rimpianto (Kotowari), che corrispondono all’aspetto sotto cui si presenta lo spirito, alla situazione che ha portato alla sua creazione e, infine, al suo obiettivo, legato ai sentimenti negativi della vittima che l’ha originato.

Il modo in cui si apre ogni storia è sempre il medesimo, e inizia con lo speziale che arriva inspiegabilmente sul luogo giusto al momento giusto, all’interno di un contesto che di primo impatto appare come una situazione più o meno comune: un gruppo di persone in viaggio verso Edo su una nave, una donna incinta che chiede asilo in una locanda, i passeggeri della prima metro costruita a Tōkyō che si godono la sua corsa inaugurale. Come un dettaglio fuori posto, l’uomo misterioso si inserisce tra le persone presenti, in attesa che il mononoke si riveli, risaltando per il suo abbigliamento particolare e il suo strano bagaglio in legno, ricco di scomparti in cui conserva polveri e medicine. Le persone presenti sulla scena, infatti, sono in qualche modo responsabili per la presenza dello spirito vendicativo, senza però esserne consapevoli. Inizialmente scettici, sarà lo speziale a fare in modo che, gradualmente, questi rivelino parti del loro passato che hanno causato la nascita del mononoke, che nel frattempo inizia a scatenarsi sui presenti, generando panico e terrore. 

Un mononoke è infatti uno spirito vendicativo che si origina quando una persona è vittima di un torto o un’ingiustizia, ed è quindi strettamente legato ai sentimenti umani e alle emozioni negative, che sfrutta per incarnarsi in una forma definita. La serie ce ne mostra svariati esempi, il più famoso dei quali è quello del bakeneko, uno yōkai mutaforma dalle sembianze di gatto, che nell’anime nasce in seguito all’omicidio di una giovane giornalista che viene mascherato come suicidio. Altri spiriti che vediamo entrare in azione sono gli zashiki-warashi, che assumono l’aspetto di un bambino, l’umibōzu, uno spirito che infesta i mari e fa affondare le navi con cui si imbatte, oppure il noppera-bō, una creatura priva di volto che può assumere i tratti somatici di qualsiasi individuo.

I riferimenti alla tradizione giapponese sono quindi molteplici, e non si fermano alla semplice presenza di vari tipi di yōkai: tutte le storie si svolgono infatti nel Giappone del tardo periodo Edo, eccetto l’ultima in cui l’ambientazione si sposta in epoca Meiji, e i personaggi protagonisti sono estremamente rappresentativi della società del loro tempo e delle parti che la compongono. Ci vengono presentati mercanti in cerca di affari, impavidi samurai, ma anche monaci buddisti e cantastorie, fino ad arrivare a donne in cerca di rivalsa e moga, le ragazze che seguivano le tendenze più in voga provenienti dall’Occidente in seguito al processo di apertura e modernizzazione di fine Ottocento. 

Numerosi sono anche i riferimenti alla religione e alla spiritualità, così come alle tradizioni giapponesi più antiche: in un episodio, tre uomini si cimentano nel Genji-kō (源氏香) un gioco che consiste nel memorizzare 5 tipi di incenso esclusivamente dal loro odore, per poi decretare quali abbiano la stessa fragranza. Le risposte possibili sono 52, e ognuna di esse è codificata sotto il nome di uno dei capitoli del Genji monogatari (escludendo il primo e l’ultimo). Si trattava di un’attività diffusa tra gli appartenenti delle classi più nobili durante il periodo Muromachi, e rientra all’interno dell’arte giapponese del kōdō, ossia della profonda conoscenza delle molteplici fragranze di incenso.

Insomma, spiriti vendicativi a parte, si può affermare che la serie presenti allo stesso tempo anche un taglio più storico e realistico, aspetto da cui l’anime attinge per rappresentare la sua peculiare visione del mostruoso, un concetto che in questo caso è strettamente connesso alla nostra condizione di esseri umani. I mononoke stessi, per loro definizione, esistono solo come risposta ai sentimenti negativi che scaturiscono dai personaggi, caratterizzati da aspetti in cui chiunque può riconoscersi, almeno in parte. In ogni storia, il loro passato è segnato indelebilmente da azioni più o meno scorrette, colpe di cui si sono macchiati, rimpianti che hanno continuato ad alimentare sentimenti di sconforto, decisioni egoistiche e segreti che hanno tenuto nascosti per lungo tempo e che, anche nella situazione critica in cui si ritrovano, faticano ad ammettere.

L’ostinazione a non riconoscere i propri errori e l’incapacità di fare i conti con sé stessi portano i protagonisti a discutere e ad attaccarsi a vicenda, piuttosto che a collaborare per aiutare lo speziale a individuare il mononoke, spesso con l’obiettivo di tutelare esclusivamente la propria sopravvivenza, anche a discapito degli altri personaggi coinvolti, ed è proprio questa tendenza meschina ma estremamente umana che spesso rivela una mostruosità molto più “banale” e, al contempo, molto più reale di qualsiasi spirito vendicativo. Affrontando temi quali l’aborto forzato, la violenza domestica o l’incesto, la serie mostra senza filtri la vulnerabilità di ogni personaggio, aprendo una riflessione sulla moralità e sulla corruzione dell’uomo, spesso così forti da poter generare dei veri e propri mostri, senza però demonizzare i diretti interessati, ma anzi evidenziando il loro lato più fragile e umano, permettendo così allo spettatore di empatizzare con le loro situazioni. 

Il ritmo degli episodi è quindi scandito dall’ incredulità e dal crescente panico dei presenti, che culmina con la rivelazione del mononoke e l’intervento del kusuriuri, che riesce finalmente a compiere l’esorcismo. Da questo punto di vista, la narrazione adottata dalla serie è decisamente particolare, e gioca soprattutto su sequenze di inquadrature statiche in cui ogni elemento è posto sul medesimo piano, dando un senso di bidimensionalità che ricorda le tipiche stampe giapponesi, in modo da creare un costante senso di suspense. Queste sezioni si alternano con scorci di ambientazioni realizzate in prospettiva, insieme a scene più dinamiche in cui l’animazione si fa d’improvviso caotica, in un susseguirsi scomposto di forme e colori che non lasciano neanche il tempo di riflettere su ciò che sta accadendo, travolgendo lo spettatore in un turbinio di colori assurdo e surreale.

Il tratto distintivo di questa serie, considerata un horror sperimentale, è infatti l’utilizzo prepotente del colore, elemento caratterizzante di ogni singolo frame, in cui l’accostamento di colori accesi e vivaci è l’assoluto protagonista, in composizioni che a tratti ricordano alcuni quadri di Klimt. Questo tripudio di forme e tonalità che quasi “cozzano” tra di loro, rendendo le ambientazioni sovraccariche di dettagli, è in realtà il fattore chiave che concorre a creare un’atmosfera onirica e surreale che accompagna lo spettatore durante tutta la visione dell’anime, lasciandolo con la sensazione di aver preso parte ad un lungo sogno – o per meglio dire, a un vero e proprio incubo. La narrazione visiva è accompagnata da un comparto sonoro estremamente articolato, curato fin nei minimi dettagli: è così che il cigolio di una nave trasportata dalle onde o il fruscio dei fusuma che scorrono lentamente non si limitano ad essere elementi secondari, ma risultano spesso fondamentali ai fini di impostare il tono teso e inquieto che domina all’interno dei vari archi narrativi. 

È interessante notare come i creatori della serie abbiano sperimentato utilizzando principalmente questi due elementi – i colori e i suoni – , usufruendone in modo originale all’interno degli episodi e rendendoli veri e propri strumenti utili ai fini della narrazione. Ad esempio, negli episodi 8 e 9, in cui i protagonisti sono tre uomini che si sfidano in una gara incentrata sul riconoscimento di alcune fragranze di incenso, le sfumature dominanti sono colori neutri e spenti, in netto contrasto con le tinte accese tipiche della serie. I loro volti assumono un colorito intenso solo nel breve momento in cui annusano i campioni di incenso presentati durante la gara; un elemento apparentemente insignificante che, tuttavia, lascia presagire che qualcosa sia effettivamente fuori posto. 

Dal punto di vista del comparto sonoro, invece, si evidenzia l’utilizzo di strumenti musicali tipici giapponesi che scandiscono l’inizio e la fine di ogni episodio, insieme all’apertura di due porte scorrevoli che aprono e chiudono la scena, come di fronte a uno spettacolo teatrale. La serie sfrutta quindi l’aspetto visivo e la simbologia delle immagini per portare avanti la narrazione, piuttosto che affidarsi ai dialoghi, che sono al contrario piuttosto scarni; una decisione stilistica audace che, tuttavia, ha come unico difetto quello di rendere il ritmo abbastanza stagnante in alcuni punti, con il risultato di dover spesso affidare unicamente allo spettatore il compito di interpretare lo svolgimento dei fatti. 

Una delle figure sicuramente più affascinanti che emerge dalla visione dell’anime è lo speziale stesso, che anche dopo il finale piuttosto aperto della serie rimane avvolto da un’aria di mistero, lasciando allo spettatore diversi interrogativi. Non è mai reso esplicito né da dove provenga, né come abbia iniziato a mettersi sulle tracce dei mononoke per esorcizzarli, ma sembra che quello sia il suo unico obiettivo. È un personaggio che agisce non come un eroe che protegge le persone coinvolte negli attacchi, ma che ha come unico scopo individuare e sconfiggere gli spiriti vendicativi che si manifestano. Anche il fatto che sia il solo a poter attivare il potere della Spada degli Esorcismi, creando una sorta di alter ego che riesce ad affrontare con facilità qualsiasi demone, sembra non avere una spiegazione chiara, ma questa sua abilità, unita al suo aspetto fisico che mantiene costantemente invariato nonostante le storie si svolgono in periodi storici diversi, fanno presumere che anche lui non sia completamente umano, e ciò contribuisce ad accrescere il fascino del personaggio.

Alcuni di questi interrogativi potrebbero trovare una risposta all’interno della trilogia di film basati sulla serie, prodotti sempre sotto la regia di Nakamura e incentrati su una storia inedita. annunciata lo scorso 28 luglio 2024. Il primo film Mononoke – Il film: Lo spirito nella pioggia (Gekijōban Mononoke – Karakasa) distribuito in Italia da Netflix a partire dall’ottobre 2024, è seguito il secondo capitolo intitolato Gekijōban Mononoke – Dai ni shō – Hinezumi, proiettato per la prima volta nelle sale giapponesi il 14 marzo 2025 e ancora inedito all’estero, mentre l’uscita dell’ultimo lungometraggio, Gekijōban Mononoke – Dai san shō – Hebigami, è prevista per la primavera del 2026. 

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