Il mostruoso distopico: un’analisi di “Cyberpunk: Edgerunners” e la perdita di umanità
Con il progetto NipPop 2025: “INTO THE DARK – Il lato inquieto del Giappone” ci occuperemo di analizzare varie declinazioni del “mostro”, ed è proprio in quest’ottica che verrà considerato l’anime Cyberpunk: Edgerunners, emblematico per la sua rappresentazione di un futuro distopico governato da megacorporazioni capitaliste e dall’ossessione delle cyber-modifiche.
Cyberpunk: Edgerunners (in originale Saibāpanku ejjirannāzu, サイバーパンク エッジランナーズ) è una miniserie animata di dieci episodi, creata dal Rafał Jaki nel 2022 in collaborazione con la casa di produzione polacca CD Projekt e lo studio giapponese d’animazione Trigger; è basata su Cyberpunk 2077, RPG (role-playing game, videogioco di ruolo) d’azione di cui fa da prequel, realizzato nel 2020 dalla compagnia CD Projekt Red. Entrambi questi prodotti originano dall’universo di Cyberpunk, gioco di ruolo creato da Mike Pondsmith, la cui prima edizione del 1988 fu ispirata essa stessa dal romanzo di Walter Jon Williams, Hardwired (1986), e dal celebre film Blade Runner (1982) di Ridley Scott.
Dopo la prima settimana dal suo debutto, il 13 settembre 2022, questa ONA (original net animation, un anime che viene lanciato direttamente su internet senza prima essere distribuito tramite canali TV) ha guadagnato il suo posto nella Top 10 su Netflix, piattaforma su cui è stata distribuita globalmente dalla sua uscita, con quasi 15 milioni di ore di visualizzazione. Una serie acclamata dal pubblico e dalla critica per la sua splendida grafica e coinvolgente storia, lo stesso Mike Pondsmith l’ha commentata così: “È come se vedessi la mia mente su un anime del grande schermo” (link post).
Edgerunners ha guadagnato il Best Anime Series agli IGN Awards nel 2022, Anime of the Year ai 7th Crunchyroll Anime Awards e ben tre Daruma ai Japan Expo Awards nel 2023: Best Anime, Best Director, Best Action Anime; tale successo globale ha fatto sì che venissero considerate possibilità di sequel per la serie, anche se si suppone che questi saranno scollegati da Edgerunners e semplicemente ambientati nello stesso universo.

Il genere “cyberpunk” è una sottocategoria della fantascienza, ambientato in un futuro distopico dove vengono esplorate le realtà di società post-industriali e i conflitti a loro legati, con una particolare attenzione alla combinazione di tecnologie super-evolute ed estremo divario sociale.
Lo stile di Cyberpunk: Edgerunners è caratterizzato da colori e luci neon, vivaci, quasi accecanti e allucinogeni, che impregnano ogni scena con forti contrasti e chiaroscuri contribuendo alla creazione di un’atmosfera futuristica e intensa, che trasporta lo spettatore in un caleidoscopio visivo turbolento quanto Times Square. La grafica incredibilmente dettagliata anche nelle rappresentazioni di violenza e spargimenti di sangue rende questo anime vivido e realistico, sia da una prospettiva visuale che narrativa, in quanto nulla viene addolcito o mitigato per la sensibilità del pubblico ed anzi vi è messo l’accento per mostrare la cruda realtà di questo mondo.

La storia è ambientata nel 2076 a Night City, metropoli autosufficiente costruita da delle mega-corporazioni sulla costa californiana, città emblematica di un futuro distopico (ma forse non così lontano), invasa da violenza e corruzione, dipendenza cibernetica e cyberpsicosi. In una società ossessionata dalla ricchezza e dalle cyber-modifiche, la gerarchia sociale è chiaramente definita: i ricchi combattono per mantenere i propri privilegi grazie ai loro profitti e alla loro posizione, i poveri combattono per sopravvivere, in una costante battaglia l’uno contro l’altro, dove la legge del più forte fa da padrone e dove le parti organiche sono una debolezza che può fare la differenza tra vivere o morire.
A causa della completa influenza delle mega-corporazioni (come Militech, che si occupa di appalti per milizie private e di fabbricare armi veicoli militari, e Arasaka, prima nel settore bancario, manifatturiero e di corporate security) su Night City, i suoi abitanti sperano di poter essere su loro libro paga per poter godere dei benefici che questo comporta: stipendi più alti e assicurazioni che permettono l’iscrizione a servizi di sanità (come ad esempio Trauma Team, un’associazione di servizi medici a risposta rapida che addebita i costi immediatamente dopo aver ricevuto le indicazioni per recuperare il paziente) e di manutenzione dei microchip, necessari per la vita di tutti i giorni dove solo grazie ad aggiornamenti patentati è possibile stare al passo rimanendo correttamente operativi.
Non tutti però possono essere impiegati in posizioni favorevoli, perciò quali sono le condizioni di coloro che vivono negli angoli della società, guadagnandosi il pane giorno dopo giorno? Escludendo chi sopravvive lavorando legalmente, molti fanno parte di gang, vengono arruolati come mercenari, si occupano di spaccio di microchip di diversi tipi o si muovono all’interno del mercato nero.
Questa realtà squallida è ormai la normalità da anni e ognuno la affronta diversamente: chi immergendosi in varie braindance (simulazioni virtuali che tramite chip appositi permettono di vivere diverse esperienze artificiali), chi rifugiandosi nell’uso di droghe, alcol e varie sostanze stupefacenti, chi sognando di scappare e vivere in altre città o colonie (come la Luna, insediata decenni prima per sfruttarne le risorse e ora disponibile come meta turistica), chi tentando di mantenere la propria integrità con occupazioni oneste e chi, infine, sfrutta la situazione impiegandosi come mercenario del miglior offerente portando a termine qualunque incarico.

Cyberpunk: Edgerunners si svolge principalmente a Santo Domingo, il distretto più vecchio e povero di Night City:
“Le corporazioni lo usano come terreno di prova per progetti industriali, distruggendo vecchie fabbriche solo per costruirne di nuove, mentre i residenti raschiano il fondo per vivere miseramente in affollati mega-edifici – sperando in un futuro migliore.”
— Cyberpunk 2077
È proprio qui che è cresciuto il nostro protagonista, David Martinez: diciassettenne intelligente e pieno di potenziale, che, grazie al duro lavoro come EMT (Emergency Medical Technician, soccorritore d’urgenza) di sua madre Gloria Martinez, è diventato uno studente all’Accademia Arasaka, rinomata per l’alta qualità dell’istruzione e per l’assicurata posizione come impiegato della Corporazione al termine degli studi.
Nonostante non si fosse mai sentito accettato dai suoi ricchi compagni di classe a causa delle proprie origini, ha persistito nella sua educazione per esaudire il desiderio di Gloria di fare carriera, vivendo in modo onesto e agiato il proprio futuro.
Tutto cambia con l’improvvisa e violenta morte di sua madre, colpita da un proiettile vagante durante una sparatoria e abbandonata, in quanto non assicurata, dal Trauma Team che arriva sul posto per prelevare un proprio cliente. La vita di David crolla: non può permettersi l’affitto del loro appartamento o l’Accademia, da cui viene espulso per aver accidentalmente mandato in cortocircuito un meccanismo a causa del proprio microchip non patentato (per risparmiare lo aveva modificato da Doc, il suo Ripperdoc, chirurgo di impianti cyberware illegali).
A questo punto l’unica alternativa per David sembra essere quella di farsi installare il Sandevistan (una rete neurale artificiale di livello militare) trovato tra gli oggetti di sua madre, che lo aveva prelevato durante uno dei suoi ultimi interventi, al fine di potersi difendere e far strada a Night City senza rischiare di essere sopraffatto da chiunque; l’impianto però comporta un altissimo rischio, ovvero la cyberpsicosi: più cyberware vengono collegati ad un corpo, più quest’ultimo rischia di essere sopraffatto dai circuiti, che partendo da una lenta corruzione dei nervi arrivano al cervello, distruggendo la mente.
David è fortunato e ha un’alta tolleranza per gli impianti perciò può usare il Sandevistan piuttosto liberamente. Grazie a questo conosce Lucy, una ladra che tenta di rubargli il chip ma, dopo essere stata scoperta, gli offre di lavorare assieme “ripulendo” gli altri passeggeri dei loro chip.
Tra i due presto nasce un rapporto di rispetto e fiducia, che con il tempo si trasforma in amore, e Lucy lo introduce al suo gruppo di edgerunners, mercenari cyborg, che lo accetteranno come uno di loro. Comincia un nuovo capitolo della sua vita che lo porterà a sostituire sempre più parti organiche con installazioni meccaniche via via più invasive, fino a rischiare la cyberpsicosi; David sa che il controllo di sè gli sta lentamente sfuggendo e teme di trasformarsi completamente in un’arma senza freni o volontà, paura alimentata anche dai lavori sempre più sanguinosi e spietati di cui prende parte, dove perde compagni e alleati.
Affondando progressivamente in questo mondo di violenza, David avanza nel mondo degli edgerunners diventando uno dei leader più conosciuti, ma questa fama è un bersaglio sulle sue spalle: la sua tolleranza ai cyber-impianti lo rende un ottimo campione di prova per le mega-corporazioni militari, in costante ricerca di nuove cavie per le loro attrezzature e armi. Sarà proprio Arasaka che, nel tentativo di fare di lui un perfetto soldato, lo costringerà a collegarsi ad un cyberscheletro tanto invasivo da rischiare l’immediata cyberpsicosi, a cui resisterà abbastanza a lungo da salvare i suoi compagni, per poi andare incontro alla propria fine.

Cyberpunk: Edgerunners è un anime che si potrebbe descrivere come horror psicologico nella sua vivida e realistica rappresentazione del “mostruoso”, infatti l’idea di “mostro” può essere esplorata da tre diverse prospettive: sociale, fisica e psicologica.
Nel primo caso si parla di “mostruoso” riferendosi alla deumanizzazione sociale che deteriora il concetto di individuo, privandolo dei suoi valori e della sua libertà, e rendendolo qualcosa di altro, qualcosa che spaventa e stupisce per quanto è distante dalla nostra idea di umanità. Quando un essere umano smette di essere tale, perdendo sé stesso, ecco che viene considerato un “mostro”: a Night City non tutti hanno i mezzi necessari per vivere in condizioni umane e in modo dignitoso, princìpi che dovrebbero essere un diritto universale invece che un privilegio. Molti sono costretti a condizioni disumane, senza accesso ad un’abitazione propria o a servizi come la sanità, ma, peggio ancora, è la normalizzazione della violenza che li circonda: scontri tra gang e sparatorie sono all’ordine del giorno, come furti e attacchi di cyberpsicotici. Le persone sono talmente desensitivizzate a tali brutalità da vederle come intrattenimento, tanto che alcuni investono in braindance che mostrino o facciano vivere in prima persona esperienze violente o estreme, mentre concetti come fiducia e lealtà sono privi di valore, in quanto la priorità di ciascuno è il proprio successo e sopravvivenza.
Se il divario sociale priva le persone della loro dignità, di strappare loro la libertà se ne occupano: la costante e inevitabile sorveglianza di corporazioni e forze dell’ordine, che ricorda una situazione orwelliana, gli invasivi chip che connettono direttamente l’individuo al sistema network, rendendolo costantemente raggiungibile da chiunque, senza privacy, e le possibilità di essere vittima di hacking quando i propri memory-chip contengono tutta l’essenza della persona.
Infinemù, c’è la dissociazione dal proprio corpo, utilitariamente visto come lo strumento per eccellenza di cui le cyber-modifiche sono catalizzatore, fondamentali per stabilirsi ed essere sempre più funzionali, sempre più utili, sempre più utilizzabili, anzi, e perciò sempre più sfruttabili; la distorta idealizzazione dei cyborg pone come compimento personale l’evoluzione dell’uomo nello strumento perfetto al servizio delle corporazioni.

Se si parla di “mostro” dal punto di vista fisico è evidente concentrarsi su come le cyber-modifiche alterino il corpo umano tanto da renderlo in certi casi completamente irriconoscibile; le parti organiche, viste come inutili e considerate simbolo di un basso stato sociale, vengono sostituite da cyberware con diverse funzioni: si passa dal semplice miglioramento della propria salute, con ad esempio strutture di supporto, all’installazione di vere e proprie armi fino a quella di sistemi per deep-diving (connettersi all’intera rete Internet), invasivi e rischiosi perché rendono il ricevente più vulnerabile a cyber-attacchi.
Nonostante i pericoli, sono in molti a ricercare cyberware sempre più potente e anche David segue questa strada malgrado la sua avversione alla violenza: la perdita della madre lo ha lasciato con un trauma legato alle armi e alla morte, che supera per difendere i propri compagni fino a una ricaduta causata degli episodi dissociativi delle prime fasi di cyberpsicosi.

È in questa situazione che si può analizzare il “mostro” dal punto di vista psicologico: ciò che è mostruoso incute panico nell’altro ma questo può essere controllato e superato, mentre la paura di sé è qualcosa di inarrestabile e paralizzante.
È proprio l’orrore dell’ignoto e della perdita di controllo che attanaglia, sempre più soffocante, le vittime di cyberpsicosi, incapaci di fermarsi anche di fronte ai sintomi della malattia: non bastano gli spasmi muscolari, la dissociazione emotiva, il distanziamento dai propri cari e il disinteresse verso i propri princìpi, il richiamo del cromo e del metallo è troppo forte.
Lentamente l’anima di una persona viene spinta ai margini dal meccanico e la violenza prende il sopravvento, trasformando il sovraccaricato in una macchina assassina priva di controllo che segue un comando inesorabile: uccidere.
Se la cyberpsicosi è la fase ultima di un lento degrado, le cause di questo affondano le radici in una società che si basa sulla legge del più forte, dove la violenza è necessaria per sopravvivere e glorificata, deformando anche i più saldi principi dell’individuo: è necessario abbandonare la propria umanità, vista come pericolosa debolezza, e ripudiare l’organico per il meccanico; non si parla solo di una metamorfosi fisica, poiché questa non è altro che l’esternazione di un processo psicologico che sostituirà ciò che ci rende esseri umani nel bene e nel male, l’amore e la paura, il rispetto e la tenacia, a favore di ciò che è utile e conveniente.
Per poter sopravvivere bisogna smettere di vivere umanamente, per poter sopravvivere bisogna buttare via la propria identità e mettere da parte i propri ideali.
Per poter avere successo bisogna puntare in alto e schiacciare chiunque sia sulla nostra strada, per poterlo usare come scalino della nostra ascesa.
Come dice Lucy, “In questo mondo non ti fai un nome per come vivi. Ma per come muori.”: in questo mondo non ti fai un nome per le tue scelte e il tuo sistema di valori, ma per quanto sei disposto a perdere di tè stesso pur di raggiungere la vetta.