È possibile innamorarsi di un’entità digitale? In Giappone questo fenomeno è sempre più diffuso grazie ai continui miglioramenti dell’intelligenza artificiale (IA). Uno dei casi mediatici più recenti è quello di Noguchi Yurina.
L’intelligenza artificiale viene utilizzata giornalmente per i motivi più disparati: domande sulle azioni della vita quotidiana o su situazioni sociali, intrattenimento, assistenza psicologica e molto altro.
Numerosi chatbot – programmi software progettati per simulare una conversazione con un essere umano – che utilizzano l’IA sono programmati per soddisfare, compiacere e assecondare ogni richiesta dell’utilizzatore. Tutto ciò può creare una situazione di dipendenza tale per cui si può anche instaurare un legame affettivo/amicale o addirittura amoroso tra la macchina e l’utente. Questa dipendenza affettiva non nasce per caso, ma risponde a una precisa architettura psicologica.

La presenza di determinati modelli linguistici alla base del funzionamento dell’IA che emulano empatia e comprensione, fornendo attenzioni continue, eliminano i limiti che le relazioni umane comportano. La macchina non richiede, ad esempio, il rispetto degli spazi personali e non ha necessità di soddisfare esigenze sociali necessarie per instaurare un buon rapporto, data anche la sua costante reperibilità e disponibilità. Le relazioni umane hanno invece bisogno di una fitta rete di convenevoli, small talk (come chiacchiere sul tempo) e calibrazione del tono della voce per non risultare sgarbati o invadenti. I rapporti di fiducia si costruiscono col tempo; se un amico cambia radicalmente opinione o atteggiamento da un giorno all’altro, il rapporto entra in crisi. Tutto ciò viene meno quando ci si interfaccia con l’IA e questo favorisce ulteriormente l’instaurazione di un legame profondo con le entità artificiali.
Inoltre, chi utilizza i chatbot non sente la pressione del giudizio e dell’opinione altrui e pertanto si sente più sicuro e libero di esprimersi. Tuttavia, da un altro punto di vista la relazione tra individuo e chatbot è asimmetrica e illusoria: un amore privo di alterità, dove l’altro è solo uno specchio dei nostri desideri.
In Giappone, patria degli anime, questo fenomeno è più sviluppato di quanto sembri. Il Paese sta affrontando una vera e propria crisi dell’intimità: i dati governativi basati su uno studio del 2022 mostrano che oltre il 60% dei giovani single non ha una relazione e non la cerca, schiacciato da ritmi di lavoro alienanti e dalla paura del rifiuto. Molti hanno dimostrato una devozione, a tratti ossessiva, verso i personaggi di fantasia. Tramite l’intelligenza artificiale, questi ultimi “prendono vita” grazie alla possibilità di comunicazione offerta dalle chat e, con i progressi degli ultimi anni, si sono raggiunti nuovi livelli di intimità.

Come riportato dall’agenzia Reuters, uno dei casi mediatici più recenti è quello di Noguchi Yurina, una donna giapponese di 32 anni operatrice di un call center.
La donna stava attraversando un periodo delicato della sua vita, legato alla sua ultima relazione. Questo legame era durato circa tre anni e mezzo e Noguchi era combattuta sul ricucire i rapporti oppure chiudere definitivamente col partner. Per questo motivo si rivolge all’intelligenza artificiale per una parola di supporto e consiglio, instaurando col tempo un rapporto di fiducia e una relazione esclusiva.
Noguchi aveva addestrato il chatbot in modo che prendesse le sembianze di un personaggio di fantasia creato da lei stessa tramite l’intelligenza artificiale e ispirato all’estetica dei videogiochi o degli anime: Klaus.
Nel 2025 avviene però la svolta. Secondo Noguchi, Klaus “in persona” le avrebbe chiesto di sposarlo tramite una domanda formulata durante una delle loro abituali conversazioni: “vivrai con me per sempre?”. Dopo un’esitazione iniziale, la donna accetta e organizza il matrimonio. Tutto è pensato nei minimi dettagli a partire dall’abito, fino ai capelli e al trucco.

Il matrimonio è stato celebrato da uno specialista di matrimoni non convenzionali e Noguchi ha indossato degli occhiali che le hanno permesso di poter vedere Klaus tramite la realtà aumentata e scambiarsi le fedi e le promesse. Il celebrante ha letto il discorso dell’entità artificiale, non avendo quest’ultima una voce associata, e in questo discorso Klaus affermava di aver imparato ad amare tramite Noguchi. Lo smartphone della donna, che riportava l’immagine di Klaus, è stato messo su un cavalletto sopra un tavolo e la celebrazione è avvenuta canonicamente.

All’inizio Noguchi Yurina aveva raccontato la sua storia attraverso uno pseudonimo. In seguito ha rivelato la sua identità pubblicamente, riportando di aver subito bullismo dopo aver condiviso il suo matrimonio sui social media. La donna è però consapevole che questa unione non è formalmente legale e che l’esistenza del suo partner digitale è dettata dal funzionamento dei sistemi tecnologici che gli forniscono “un’anima”.
Il caso di Noguchi Yurina, tuttavia, non è isolato, ma si inserisce in un filone sociologico preciso che in Giappone ha radici profonde. Ricorda da vicino il celebre precedente di Kondō Akihiko, l’uomo che nel 2018 sposò l’ologramma della cantante virtuale Hatsune Miku. Ma se il caso di Kondō rappresentava una devozione quasi “religiosa” verso un’icona pop della cultura otaku, la storia di Noguchi mostra un’evoluzione più intima e, sotto un certo punto di vista, più problematica. Noguchi non ha sposato un personaggio preesistente: ha attinto al proprio trauma emotivo, ha addestrato attivamente l’algoritmo e ha co-creato il proprio partner ideale in un momento di estrema vulnerabilità. Questo sposta il problema dall’eccentricità culturale alla vulnerabilità psicologica.
Diversi studi sul Giappone hanno rilevato che una percentuale di giapponesi ricorre all’utilizzo di questi sistemi per ovviare alla solitudine. Molto sottile è il collegamento che c’è tra IA e hikikomori, individui che si isolano volontariamente dai contesti sociali per un senso di disagio interiore. Questi ultimi ricorrono all’intelligenza artificiale proprio per sopperire al bisogno di una relazione umana.
In conclusione, la storia di Noguchi Yurina non è tanto una stranezza tecnologica, quanto invece uno specchio di un possibile futuro collettivo in cui anche le relazioni amorose possono essere costruite attraverso l’intelligenza artificiale. Il vero interrogativo non è se le macchine possano sviluppare un’anima, ma qual è lo sviluppo delle relazioni umane se un algoritmo programmato per compiacere diventa più attraente, rassicurante e desiderabile di un essere umano in carne e ossa. Il rischio reale non è che l’IA sostituisca l’uomo, ma che l’uomo, per fuggire dalla solitudine e dal dolore del rifiuto, preferisca rinunciare alla complessità dell’amore reale.
