Eros e cibo in Giappone e non solo: questo il tema dell’ultimo incontro del ciclo #WaitingForNipPop.

Il nostro ultimo incontro del ciclo #WaitingForNipPop, mercoledì 8 maggio alle 17:30 presso la Sala Convegni del Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne, ha avuto come tema il cibo e l’eros in Giappone e non solo.

Quello fra erotismo e cibo è uno dei connubi più abusati, dalla letteratura al cinema, dagli editoriali sulle riviste di gossip (“Eros e cibo: mangia come fai l’amore”) ai social, Instagram in primis. Dall’antropofagofilia, detta anche cannibalismo per libidine, una rara perversione nella quale la fantasia di mangiare la persona amata procura eccitamento sessuale, al linguaggio amoroso che tende, scherzosamente, a parlare di mangiare di baci e a utilizzare un linguaggio cannibalesco nel rapporto erotico, un viaggio da est a ovest, dalla moda del body sushi a quella dello sploshing, passando per le leggende metropolitane della Swinging London.

Di questo si è discusso durante l’incontro organizzato presso la Sala Convegni con la partecipazione di Paola Scrolavezza e Gino Scatasta.

Storie di Mars

 

Siamo nella Swinging London degli anni ’60, quelli della musica stravagante, delle droghe sperimentali, di Blow Up di Michelangelo Antonioni. A proposito di pratiche sessuali che implicano l’uso del cibo, Gino Scatasta ha citato il “Mick Jagger’s Mars Bar Snack”. Di cosa si tratta? Nel febbraio del 1967, presso l’abitazione di Keith Richards avviene un raid della polizia in cerca di droghe. Quando gli agenti entrarono a casa, trovarono Mick Jagger, Marianne Faithfull e altri nel salotto. La donna, che si era appena fatta il bagno, era avvolta soltanto da una coperta di pelliccia. A scatenare la leggenda metropolitana è il fatto che si suppone che la polizia avesse sorpreso Mick Jagger intento a mangiare una barretta di Mars dalla vagina di Marianne Faithfull (notizia smentita dalla donna nella sua autobiografia).

Gino Scatasta ha tratteggiato un ritratto chiaro e vivace dell’ambiente dell’epoca. Le frequentazioni dei Rolling Stones, gli scandali, le droghe, gli articoli sulle testate e così via. Un contesto che si ricollega con facilità al tema dell’uso del cibo nelle pratiche sessuali in Giappone, come emerge dal nostro articolo a riguardo.

Il nyotaimori e l’uso poco convenzionale del cibo

 

L’intervento di Paola Scrolavezza si è incentrato sul modo in cui nel mondo contemporaneo si guarda all’erotismo in Giappone. Si può dire che si tende a sessualizzare tutto? Si potrebbe pensare di sì…tuttavia, la verità è che il materiale pornografico originario del paese del Sol Levante, soprattutto quello disponibile e fruibile online,  molto spesso è realizzato appositamente per il consumo estero.

 

Per quanto riguarda il ruolo della donna e in generale il modello di femminilità, in Europa e in America si tende ad associare al Giappone il corpo femminile erotizzato, in una prospettiva che è e rimane esotizzante e marginalizzante. Esistono alcune pratiche nelle quali si fa un uso del corpo che può creare scandalo, come il nyotaimori o lo sploshing. Questi sono solo alcuni esempi di ciò che riguarda  la sessualizzazione non solo del cibo, ma della donna stessa, ridotta a un oggetto al servizio del piacere maschile. Paola Scrolavezza ha poi ricordato la presunta storia centenaria della prima pratica sopra citata, che avrebbe avuto origine nell’epoca Tokugawa per deliziare i signori della guerra dopo una vittoria in battaglia.

Nell’arte, poi, troviamo riferimenti alle pratiche erotiche nella pittura ukiyoe. Nei famosissimi shunga 春画, i personaggi più frequenti erano la geisha e soprattutto le prostitute dei quartieri di piacere delle più importanti città giapponesi. Queste donne avevano un forte potenziale erotico dovuto alla loro professione, ma erano inaccessibili alla maggior parte della popolazione. Solo gli uomini molto ricchi potevano sperare di usufruire dei loro servizi, mentre gli altri vedevano in loro idoli affascinanti.

Sex and Sushi

 

Chiude la conferenza uno spaccato della cultura e della società giapponesi tra gli anni ’90 e il nuovo millennio. In Sex and Sushi alcune scrittrici di ultima generazione si cimentano con il sesso, tema caro anche alla grande letteratura giapponese. Il risultato: dieci racconti in cui, tra perversioni, reincarnazioni e monasteri, l’amore è vissuto in tutte le sue sfumature. Molto spesso senza filtri, gli avvenimenti del libro hanno luogo sullo sfondo di una Tokyo che potrebbe risultare diversa rispetto a come siamo abituati a concepirla.

Una raccolta molto variegata di racconti dove il sesso è declinato in tutte le sfaccettature, appena accennato oppure esplicito: dalle perversioni cibo/sesso al sadomaso, dalla violenza estrema all’onirico/spirituale. Infine, il libro in questione tratta soprattutto di donne, del loro ruolo in un mondo dove la cultura del sushi è riservata ai ristoranti e dove l’erotismo è legato a qualcosa che non tutti possono avere.

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