Ogawa Ito conversa con Gianluca Coci e Paola Scrolavezza a NipPop 2019

Ogawa Ito è una scrittrice molto amata dal pubblico italiano, i cui libri sono ricchi di amore e sentimenti legati da un unico filo conduttore: il cibo. Il suo primo incontro con la cucina avviene dopo i 18 anni, quando inizia a preparare il bentō per la sorella maggiore e in seguito al suo ragazzo: da quel momento la cucina diventerà per lei anche un modo per alleggerire lo stress.

Non a caso, come dichiara la stessa scrittrice, la cucina è stata il tema che ha ispirato il suo primo romanzo:

nel momento di approccio alla cucina ho pensato di scrivere di quello che conoscevo meglio, la cucina locale. Proprio ne Il ristorante dell’amore ritrovato il cibo viene quasi personificato e la protagonista, Ringo, ci dice come non abbia altri talenti su cui contare se non il nukadoko.

Per la creazione di questo personaggio Ogawa Ito si è ispirata alla propria esperienza diretta nella preparazione del riso e a come questo venga lavorato per arrivare alla creazione di questo piatto; il nukadoko è personalizzato di casa in casa, il gusto è diverso per ognuna di esse ed è così anche per la protagonista. Tra le numerose pietanze descritte nel libro ci sono ricette originali e non tradizionali, come il curry alle melagrane.

Il contatto con la natura

Una riflessione molto importante per l’autrice è il contrasto tra gli ingredienti che si possono reperire al supermercato e quelli naturali: lei stessa segue questo stile di vita cercando di procurarsi le materie prime da contadini e preferendo le verdure biologiche al supermercato, cercando per quanto possibile il contatto con la natura.

Cucinare è amore per i prodotti naturali quietando l’animo di tutte le persone. […] Dieci anni fa sono andata in Mongolia e mi ha sorpreso l’abitudine di lasciare i cadaveri sul terreno permettendo che gli avvoltoi se ne cibassero. Questa usanza è ormai passata poiché l’alimentazione odierna, composta per lo più da alimenti preconfezionati e non naturali, fa sì che i cadaveri oggigiorno non vengono mangiati dagli avvoltoi.

Il sasamaki

L’autrice ci parla di una ricetta tradizionale del Tohoku, la sua regione natale: il sasamaki. Questa pietanza viene preparata con le foglie di bambù, creando un triangolo e mettendo al suo interno del riso agglutinato. Questo pacchetto viene poi fatto bollire nell’acqua in modo che si possa conservare a lungo (caratteristica molto importante prima dell’invenzione dei frigoriferi) per poi essere spolverato con polvere di soia.

Il cibo comunica forse più delle parole, mettersi a preparare una pietanza e servirla provando un sentimento riesce a trasmettere e condividere quel sentimento.

Ogawa Ito e la cucina italiana

Ogawa Ito si è detta una grande appassionata di cucina italiana, pur riscontrando differenze tra quella che si trova in Giappone e quella cucinata qua in Italia. In Giappone è riadattata per i gusti della popolazione e assaggiarla qui diventa per l’autrice “un modo per connettersi con il naturale”.

Mi sono sorpresa che la maggior parte dei ristoranti qui siano italiani, mentre in Giappone c’è una varietà molto più ampia. In Giappone è anche più facile creare ricette fusion, per esempio io utilizzo insieme olio di oliva e salsa di soia. Il sapore è molto buono.

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