Paola Scrolavezza ci parla di Issei Sagawa, il cannibale del Giappone.

Lo scorso 3 aprile si è tenuto presso il Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne di Bologna il secondo dei tre incontri di Waiting for NipPop – Appetizer, pensati per stuzzicare l’attesa in vista del festival NipPop 2019, dedicato alla cultura del cibo. Durante questo secondo incontro, Paola Scrolavezza ha illustrato il caso di Issei Sagawa, il cannibale vivente più famoso in Giappone.

Il delitto

Nel giugno 1981, Issei Sagawa è uno studente di letteratura all’università Sorbona di Parigi, dove fa la conoscenza della compagna di corso Renée Hartevelt, studentessa olandese. Invaghitosi della ragazza, dopo diverse serate passate insieme decide di invitarla nel proprio appartamento per ripassare alcune poesie. La sera dell’11 giugno, uccide Renée sparandole alle spalle con una carabina calibro 22. Successivamente procede a macellare il cadavere, con la precisa intenzione di mangiarne le carni. Sagawa ha dichiarato in un’intervista che per lui il cannibalismo rappresenta un atto supremo d’amore, perché “mangiandola, la fai tua per sempre”. Parte del corpo lo ripone e conserva nel suo freezer: si dice che quando la polizia ritrova i resti Sagawa ha già consumato quasi 7 chili di carne. Il resto lo nasconde all’interno di due valigie che abbandona davanti a un ristorante. Il tassista che lo accompagna si insospettisce, e questo facilita in seguito la ricostruzione dell’omicidio. Sorpreso nel suo appartamento, Sagawa ammette immediatamente il crimine.

Sagawa

Il dubbioso processo

Prima del processo Sagawa si sottopone un’analisi psichiatrica che lo dichiara incapace di intendere, con il conseguente trasferimento in clinica. Probabilmente grazie alle conoscenze della famiglia nell’ambiente politico giapponese, e in particolare alle amicizie del padre Akira Sagawa, a Issei viene concessa l’estradizione. Dopo il rientro in Giappone e la reclusione in un ospedale psichiatrico per 18 mesi, esce completamente incensurato.. È interessante notare che, mentre a Parigi e nel mondo Issei Sagawa diventa famoso come “il cannibale giapponese”, in Giappone è  “il cannibale di Parigi”.

La fama

Issei Sagawa non si è mai nascosto da telecamere o giornalisti, anzi fin da subito si dimostra interessato a raccontare ai media l’accaduto, i suoi pensieri, le sue perversioni.  Dal 1986 al 1997 partecipa a diversi programmi televisivi, inoltre ha scritto diversi libri e un manga, Sagawa-san, aggiungendo ogni volta particolari sull’omicidio e l’atto di cannibalismo da lui commessi. La sua influenza nella cultura popolare è notevole: il suo crimine ha ispirato La Folie, canzone composta nel 1981 dai The Stranglers e Too Much Blood dei Rolling Stones nel 1983. Sulla sua storia ci sono diversi documentari, tra cui Cannibal Superstar (1986), VBS Meets: Issei Sagawa (2010) e Interview with a Cannibal (2011). Nel 2017 impersona sé stesso nel film Caniba, presentato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, dei registi e antropologi francesi Verena Paravel e Lucien Castaing-Taylor.

Sushi di carne umana

Attorno alla sua figura sono nate numerose leggende, da lui stesso alimentate nel corso degli anni attraverso opere e interviste: ad esempio a Tōkyō ci sarebbero ristoranti che servono sushi di carne umana. A  favorire queste dicerie contribuisce anche il ruolodi Issei Sagawa come critico gastronomico freelance per la rivista giapponese Spa!.

Sagawa

Cannibalismo mediatico

Da segnalare sono i due libri che il famoso scrittore giapponese Kara Jūrō ha dedicato al cannibale di Parigi, Lettere da Sagawa e L’adorazione. Quest’ultimo ha vinto nel 1985 il premio Akutagawa, il più importante premio letterario giapponese, assegnato due volte l’anno alla letteratura d’autore. Fa riflettere che un’opera dedicata a un episodio così macabro e recente abbia vinto un prestigioso premio.

Sagawa

“Un amore malato, ma pur sempre amore”

Concludiamo con questa riflessione, prendendo spunto da una recensione del libro di Antonio Pagliaro Il giapponese cannibale: “un amore distorto, malato, ma pur sempre amore. La parte più disgustosa della narrazione è invece quella che dipinge la società. Anche le pagine più macabre non arrivano a suscitarci lo sdegno che invece ci sopraffà quando la narrazione ci mostra lo sfruttamento che società cieca e consumistica fa di un fatto di cronaca nera”.

Vi aspettiamo al prossimo incontro di Waiting for Nippop – Appetizer dal titolo Erotismo à la carte: storie di sushi e di Mars che si terrà l’8 maggio presso il Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne!

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