Gino Scatasta illustra il significato e l’uso del cannibalismo nella letteratura inglese

Mercoledì 13 marzo si è tenuto presso il Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne il primo dei tre incontri con Waiting for NipPop – Appetizer,  organizzati per stuzzicare l’attesa del festival NipPop, quest’anno dedicato alla cultura del cibo. In questo primo incontro Gino Scatasta, esperto di letteratura inglese e irlandese, ha illustrato in un breve excursus l’uso e il significato del cannibalismo all’interno della letteratura inglese.

Il tabù del cannibalismo

Vi sono varie motivazioni che hanno portato le culture del mondo a praticare il cannibalismo. In alcuni casi è legato a forme e rituali per cui mangiare la carne del nemico sconfitto significa assimilarne la forza, oppure più semplicemente è una forma di  sopravvivenza nelle situazioni più estreme. A discapito di qualsiasi motivazione, nel panorama culturale occidentale il cannibalismo è considerato un atto riprovevole e disumano. Un vero e proprio tabù. Nella letteratura inglese il primo esempio lo troviamo nel Beowulf, poema che narra le vicende e la lotta di un eroe contro tre mostri. Fra questi vi è Grendel, discendente dalla stirpe di Caino che si ciba delle sue vittime. Il mostro viene ritratto come un essere raccapricciante e l’elemento del cannibalismo diventa un sovrappiù che ne sottolinea la crudele disumanità.

Cannibalismo nel mondo classico

Con un piccolo salto indietro nel tempo Gino Scatasta illustra poi come la presenza del cannibalismo nella letteratura risalga al mondo classico. Due sono le vicende più significative, quella di Atreo e Tieste e la storia di Tereo, Procne e Filomela. Entrambe la tragedie culminano con un atto di cannibalismo. Qui la pratica assume una connotazione ancora più oscura e forte. Coloro che si cibano di carne umana la fanno inconsciamente. Sono vittime di una crudele vendetta, dove dare da mangiare carne umana rappresenta il massimo spregio. La storia assume sfumature ancora più atroci quando gli sfortunati commensali apprendono di essersi cibati dei loro stessi figli, come è il caso di Tereo.  Questi miti vengono poi ripresi e riadattati nella tragedia elisabettiana, come fa Shakespeare per la sua prima opera, The Tragedy of Titus Andronicus. Questo tema era particolarmente apprezzato dagli spettatori che rimanevano colpiti e attirati dai molteplici elementi violenti e crudi che si susseguivano nel corso della tragedia.

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Cannibalismo e satira

Nel settecento si afferma un altro modo di utilizzare il cannibalismo, ovvero in forma di satira. Nel suo saggio, A modest proposal, Jonhatan Swft suggerisce alle famiglie povere di mangiare i propri figli. In questo modo non solo avrebbero potuto risolvere il problema della fame, ma i bambini non sarebbero stati un problema per i genitori e nemmeno per lo stato. Abbiamo un caso di doppia satira. Se da un lato il cannibalismo simboleggia una forma di lotta di classe, dall’altro mostra gli eccessi della ragione portata all’estremo dell’oggettività nel contesto illuminista dell’epoca. Ma non è l’unico esempio di cannibalismo usato come metafora della lotta di classe. Esemplare è il romanzo fantascientifico di H. G. Wells The Time Machine. Il protagonista riesce a costruire un macchina che gli permette di viaggiare nel tempo e giunge a un periodo dove l’umanità è divisa in due gruppi: Eloi e Morlocchi. I primi rappresentano la classe aristocratica oramai decaduta e priva di potere. Sono tenuti in vita dai Morlocchi che procurano loro il cibo. Questi ultimi rappresentano la classe lavoratrice e nutrono gli Eloi al solo scopo di mangiarseli. Una forte metafora della lotta di classe.

Cannibalismo nella letteratura popolare

Spostando lo sguardo dalla letteratura “alta” alla letteratura più popolare troviamo un personaggio cult della cultura inglese collegato al tema del cannibalismo: Sweeney Todd, personaggio fittizio protagonista del romanzo a puntate The String of Pearls scritto da James Malcolm Rymer.  Sweeney Todd è un barbiere che, a seguito di traumi passati, non può resistere all’impulso di tagliare la gola ai clienti con il suo rasoio. I cadaveri vengono  calati nello scantinato del negozio attraverso una botola, situata sotto la poltrona del barbiere, per poi essere trasformati in squisiti pasticci di carne serviti a prezzi modici. In questo caso il cannibalismo diventa un escamotage per disfarsi del cadavere. Nei racconti gialli infatti la parte più complicata da elaborare risulta non  tanto l’omicidio ma l’occultamento del cadavere. L’autore riesce in questo modo brillante a risolvere il problema, incontrando il gusto e il consenso del pubblico.

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The Cook, the Thief, His Wife & Her Lover

L’incontro si conclude con un riferimento al film The Cook, the Thief, His Wife & Her Lover, diretto dal regista Peter Greenway. Con inquadrature formalmente spettacolari e una storia violenta e cruda, il regista riprende il tema del cannibalismo come atto di vendetta. Il rozzo ladro Albert Spica decide di acquistare un ristorante per apparire più elegante agli occhi degli altri. Vi cena ogni sera assieme alla moglie Georgina, ma nonostante il luogo elegante non sa porre un freno alla sua rozzezza e volgarità. Georgina, stufa del comportamento del marito, inizia una relazione con un altro uomo, incontrato una sera nel ristorante. Quando Albert scopre del tradimento cercherà di compiere una spietata vendetta. Al lettore il compito di scoprire come.

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Non perdete il prossimo incontro di Waitnig for Nippop – Appetizer dal titolo Morsi d’amore: la strana storia di Issei Sagawa, che si terrà il 3 aprile presso il Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne.

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