Il mondo del manga è un universo letterario in continua espansione. Esso tocca argomenti, epoche storiche, generi e tematiche per tutti i gusti. Però, come ci ha fatto notare Paolo La Marca, esperto di storia del fumetto giapponese, la maggior parte delle storie raccontate ai lettori di manga sembra avere in comune un elemento che le unisce a prescindere dall’intrinseca diversità tra una e l’altra, una fame molto specifica: quella per il profondo simbolismo che il cibo può veicolare attraverso giochi di senso e allusioni.

 

Analizzare il tema del cibo nel manga è un’impresa non da poco: si può lavorare per macroaree, separando i manga che si occupano di cucina da quelli che trattano del cibo solo tangenzialmente, oppure ci si può muovere lungo una linea temporale. Ma è quasi impossibile trattare il tema in modo esaustivo, se si considera la grande varietà creativa che ha caratterizzato il fumetto giapponese fin dai suoi esordi. È dunque con un’immagine particolarmente appropriata – il tipico pranzo alla giapponese, fatto di assaggi di vari cibi proposti simultaneamente invece che di portate in successione – che Paolo La Marca ci presenta la sua personale selezione da degustare.

Manga in cui il cibo è una componente essenziale

Il cibo tocca tutti gli aspetti della vita ad Amakara Jō: in Anmitsu Hime (あんみつ姫, 1949-1955), manga di Kurakane Shōsuke, tutti i personaggi hanno nomi che richiamano pietanze. La stessa protagonista, la principessina Anmitsu, ha un nome che rimanda a un dessert giapponese a base di gelatina vegetale, miele, frutta e marmellata di fagioli azuki. Come lei, anche tutti gli altri abitanti del castello: Dango, Kanoko, Anko, Kinako sono, in questo manga, nomi di persona, ma originariamente designano dessert oppure ingredienti essenziali per la loro realizzazione.

Sono di particolare interesse due di questi nomi: Shibucha, il nome della madre di Anmitsu, è il primo. Questo è l’unico aessere in realtà il nome di una bevanda, un tè verde piuttosto forte e dal sapore deciso. Il secondo nome di particolare interesse è Katsudera Fujin, traducibile con Madama Pan di Spagna. Questo nome richiama un ingrediente introdotto in Giappone nel sedicesimo secolo e ora simbolo della città di Nagasaki. Il personaggio diviene esso stesso un simbolo: quello dell’incontro tra cultura giapponese e cultura europea. Katsudera, infatti, è l’insegnante di inglese di Anmitsu Hime, e si presenta come un personaggio molto diverso dagli altri sia per aspetto che per modi di fare: non conosce le usanze del Giappone allo stesso modo degli altri e non è in grado di utilizzare le bacchette per mangiare. In una esilarante scena del manga, disegna una forchetta e un coltello ai servitori della casa, ma, in un chiaro equivoco culturale, invece di una forchetta le viene consegnato un rastrello.

In Sazae San (サザエさん, 1946-1974), manga comico di Hasegawa Machiko, il cibo si trasforma nel tempo, con il passare degli anni di pubblicazione. Vengono qui mostrate le trasformazioni del rapporto con il cibo nelle famiglie giapponesi dal dopoguerra al periodo del benessere economico. Se nei primi capitoli del manga viene dunque presentata una realtà tipicamente da dopoguerra, caratterizzata dal razionamento del cibo e dal mercato nero, con il passare degli anni iniziano a comparire sempre più spesso gli elettrodomestici come il frigorifero, i grandi supermercati, i fast food. Anche il modo di consumare il cibo cambia: dalle scene tradizionali in cui il consumo è limitato alle mura della casa si passa alla maggiore modernità del picnic all’aperto.

Manga in cui il cibo è metafora

Sono molto forti i sentimenti evocati dalle rappresentazioni del cibo in manga che raccontano gli orrori della guerra. È in questo tipo di storie che le pietanze, oppure talvolta gli ingredienti stessi, le materie prime, assumono più che mai un valore simbolico. In Hadashi no Gen (はだしのゲン , 1973-1985), uno degli elementi base della cucina giapponese, il grano, diventa una metafora della rettitudine, del comportamento onesto degli esseri umani, del loro non volersi piegare alla violenza e alla sopraffazione.

Il cibo viene anche a creare una forte dicotomia tra vincitori e vinti, tra chi può permettersi di mangiare  e chi può solo guardare. In alcune scene, i soldati americani di stanza nell’arcipelago durante l’occupazione vengono contrapposti alla povertà dei giovani giapponesi che possono solo anelare alle pietanze che vedono mangiare dagli altri.

Ma il cibo può essere anche il simbolo di celebrazioni e di sentimenti: sono molte le storie in cui le ragazze preparano dolci di cioccolata per i ragazzi di cui sono innamorate, o in cui madri veicolano il loro amore per i figli nell’attenzione con cui preparano il loro pranzo.

Manga che raccontano la preparazione del cibo

Esistono poi manga che raccontano il cibo attraverso le sue varie fasi di preparazione: dopo aver presentato una pietanza all’inizio dell’episodio, le pagine della storia guidano il lettore attraverso la lista degli ingredienti, dei luoghi in cui il piatto viene generalmente servito, e attraverso la preparazione fino ad arrivare, alla fine della storia, al prodotto completo. Questo genere di manga comprende opere che, in modo diretto o indiretto, spingono i lettori a spostarsi attraverso le varie aree del Giappone per gustare le prelibatezze locali.

Manga in cui la rappresentazione del cibo raggiunge i massimi livelli descrittivi

Come si veicola la bontà di un pasto attraverso il disegno? Le tecniche adottate dai mangaka sono le più disparate, a partire dall’impostazione della narrazione nella pagina, passando per la maestria nel rendere i colori e le consistenze, l’opacità o la luminosità delle varie parti, per giungere fino all’esplicitazione della squisitezza della pietanza servita in modi indiretti, tra cui spicca l’utilizzo di parole chiave come il frequentemente utilizzato oishii (おいしい), un’esclamazione di piacere scaturito dal gusto, e delle espressioni dei personaggi che assaggiano i piatti, talvolta assorte, talvolta estatiche.

Il cibo negli shōjo, il cibo negli shōnen

La trattazione del tema del cibo, infine, è molto diversificata a seconda del pubblico a cui è rivolta. Fra i manga per un pubblico maschile, gli shōnen, quelli riguardanti il cibo spesso affrontano il tema come una gara. Il cibo è il motivo per cui i protagonisti si trovano a rivaleggiare. Si vedono veri e propri campi di battaglia, dove le armi sono i fornelli, e il personaggio principale sogna di diventare un maestro nella delicata arte della cucina. La lotta dunque è una costante.

La situazione cambia per  i manga rivolti a un pubblico femminile, gli shōjo e i josei manga, quest’ultimo genere rivolto più specificamente a donne più adulte. L’attenzione della storia in questi casi è rivolta al desiderio di assecondare un proprio sogno, di raggiungere la felicità anziché su quello di sconfiggere un rivale per ottenere il primato. Altri manga per donne a tema cibo sono quelli in cui vengono presentate determinate pietanze, ad esempio colazioni raffinate, immagine del gusto femminile, e che contengono indizi su dove trovare i luoghi in cui poter vivere la fantasia di un pasto elegante nella vita reale.

Ti è piaciuto l'articolo? Condividilo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *