A NipPop 2019, est em conversa con Asuka Ozumi, responsabile della collana showcase di Dynit Manga e Anna Specchio, traduttrice di manga e romanzi e studiosa del mondo del femminile.

est em nippop 2019

est em è lo pseudonimo utilizzato dalla mangaka sin dal suo debutto, nel 2006. Inizia ad essere conosciuta per fumetti prevalentemente a tematica Boys Love, ma all’interno delle opere di est em si possono in realtà trovare diversi filoni: uno è sicuramente la Spagna, dove sono ambientati i suoi Golondrina e Ultras. Tuttavia l’opera di est em non si esaurisce nella tematica Boys Love: Udon no hito (La donna degli udon) è una storia di amore tra una donna di 35 anni divorziata e un giovane studente universitario. Da qui è chiara un’altra tematica intorno alla quale ruota la sua produzione: il cibo.

Come si è avvicinata alla professione di mangaka? Cosa l’ha spinta a intraprendere questo percorso anche all’Università, dato che insegna in un corso di disegno all’Università di Kyoto?

Come sono diventata mangaka? Sono partita studiando manga alla Seika University di Kyōto. All’epoca insegnava Keiko Takemiya, ma in realtà quando ho iniziato a studiare non volevo dedicarmi al fumetto commerciale. Addirittura all’epoca mi scontravo spessissimo con la mia professoressa. Mentre studiavo all’università ho iniziato a pubblicare i primi doujinshi, finché non è arrivata la prima proposta da un editore. All’inizio ero esitante, perché non sapevo se sarei stata in grado di portare a termine il lavoro, ma frequentando il master avevo bisogno di un lavoro per mantenermi da vivere. Fortunatamente è andata bene e sono ancora qui a disegnare manga. In questo momento insegno alla Zōkei University di Kyōto, dove tengo corsi brevi durante l’anno. Quando io studiavo all’università, i professori erano persone di una certa età che non lavoravano più sul campo, quindi ho deciso di portare un contributo da chi ancora lavorava sul campo, così da dare una sorta di ricambio generazionale.

L’ultimo dei manga uscito in Italia è La donna degli udon, incentrato intorno a una mensa universitaria, davanti a un piatto di udon. Come mai proprio gli udon? L’idea di scrivere riguardo a questo nasce dalla mensa o dagli udon?

Dalla mensa siamo arrivati agli udon: nelle mense universitarie l’udon è la cosa più economica dopo il riso bianco, quindi il fatto che il protagonista mangi sempre udon esprime quanto sia squattrinato.

Lo studente di arte, mentre frequenta la mensa, disegna un quadro a tema udon. Che cosa le ha permesso di collegare la sensualità agli udon?

Dal concetto di mensa ho pensato allo scenario dell’uomo e alla donna divisi dal bancone, dopodiché gli udon sono venuti fuori in modo naturale. È anche questione di regionalità: gli udon del Kansai (ndr: la regione in cui si trova la città di Kyōto) hanno una texture ancora più scivolosa. Sono meno ruvidi e il brodo degli udon è un po’ più delicato. Si può dire che siano in qualche modo più femminili.

est em live painting nippop 2019
Il live painting di est em dedicato a NipPop 2019

Ci sono diversi studenti di giapponese in sala, che sicuramente si staranno chiedendo: come mai il kanji di onna 女 presente nel titolo originale (Udon no hito うどんの女) ha la lettura hito?

Alla fine del primo capitolo del manga i protagonisti non conoscono ancora i rispettivi nomi e si chiamano l’un l’altro semplicemente tizi degli udon, in un modo che vale sia per l’uomo che la donna. Chiamare il manga Udon no hito (ndr: utilizzando il kanji di ‘hito’ 人) avrebbe però avuto un impatto un po’ debole, troppo generico. Per questo ho deciso di utilizzare il kanji di onna.

Ci può raccontare qualcosa di più sulla sua tecnica artistica? Ho notato, ad esempio, che ha iniziato con un tratteggio a matita.

All’epoca della lavorazione de La donna degli udon lavoravo prima a matita e poi passavo l’inchiostro. Per farlo, utilizzavo un pennino con la punta in metallo intinto nell’inchiostro. Adesso  invece realizzo una bozza al computer e stampata in azzurro, dopodiché procedo con l’inchiostro. In questo modo gli assistenti non devono preoccuparsi della cancellazione. Un assistente disegna gli sfondi, ad esempio, ma in fondo il loro compito principale è fare in modo che io sia in grado di sostenere una vita umana (ride).

Le sessioni giorno e notte chiusi in studio per la consegna del manga sono un must nell’immaginario del lavoro del mangaka. Ma è davvero così?

All’epoca della pubblicazione della donna degli udon, passavo due giorni a Kyoto, dopodiché andavo in redazione e dormivo sotto il tavolo insieme agli assistenti per poter consegnare il lavoro. Oggi è sicuramente diverso.

L’incontro si è concluso con un firmacopie, durante il quale la mangaka ha incontrato i fan e autografato le copie de La donna degli udon, edito da Dynit Manga.

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