NipPop ha incontrato l’autrice della traduzione italiana il 12 febbraio 2019 presso La confraternita dell’uva a Bologna.

L’esordio di Iwaki Kei

Come abbiamo già detto nell’articolo in cui intervistiamo Anna Specchio (che vi invitiamo a leggere), Arrivederci, arancione (trad. it. di Anna Specchio) – pubblicato in Italia nel 2018 da Edizioni e/o – è il romanzo d’esordio della scrittrice giapponese Iwaki Kei. Nata a Ōsaka nel 1971 ma residente in Australia da diversi anni, si è aggiudicata i prestigiosi premi Dazai Osamu nel 2013 e Ōe Kenzaburō nel 2014. Il 12 febbraio si è tenuto presso La confraternita dell’uva a Bologna, all’interno degli apputamenti di Waiting for NipPop 2019 – Appetizer,  l’incontro con la traduttrice, introdotta da Gino Scatasta.

Una novità assoluta nel suo genere

Anna Specchio è specializzata in letteratura femminile giapponese contemporanea. Questa ha visto in anni recenti emergere grandi autrici come Kirino Natsuo e Banana Yoshimoto. Tuttavia, il romanzo di Iwaki Kei presenta uno stile diverso rispetto ad altri dello stesso genere. Anzi, una novità assoluta. Tratta infatti del tema dell’immigrazione, attraverso le figure di tre donne che si incontrano presso una scuola d’inglese: Salima, Sayuri e Paola. La prima è una donna africana analfabeta, di quelle che hanno fatto scuola all’aperto in Africa con i quaderni per terra. Sayuri è probabilmente un alter ego della stessa Iwaki Kei, una donna istruita e sposata con un professore universitario di linguistica giapponese. La terza, Paola, è una donna italiana non riconosciuta né dagli italiani, né dagli australiani. Nonostante rappresenti la tipica mamma-chioccia italiana all’estero e risulti sposata con un australiano, al ritorno in Italia le viene affibbiato l’appellativo di Aussie, in tono discriminatorio per il fatto che si sia spostata all’estero.

La vicenda viene narrata a due voci in una corrispondenza epistolare tra Salima e Sayuri, la prima in terza persona e la seconda in prima persona. La comunicazione diventa un pretesto per scrivere delle proprie vite, per confrontarsi tra donne e, soprattutto, per migliorare la propria competenza nella lingua inglese.

Immagini forti in una storia dolce

Una storia di dolcezza e di donne che descrive l’immagine dell’immigrazione in un paese straniero, in questo caso l’Australia. Tuttavia, non mancano scene crude, ad esempio nel rapporto di Salima col suo nuovo lavoro in macelleria. Una donna con dei bambini che si ritrova a maneggiare carne cruda, con quell’odore e lo sporco che ne derivano. Le provocano una sensazione di schifo. E il disagio aumenta nel momento in cui torna a casa la sera dai bambini col grembiule sporco di sangue.

Il lavoro di traduzione

Anna Specchio ha dato il meglio di sé nel rendere la traduzione italiana altrettanto efficace quanto l’originale in giapponese, che contiene numerosi termini ed espressioni ripresi dall’inglese australiano. Molte parole in katakana, per le quali ha dovuto consultare dei madrelingua che si sono trovati altrettanto in difficoltà. Ma è dovuta ricorrere anche  all’editor per via di una mail in lingua inglese, volutamente inserita nel testo.

Iwaki Kei, grazie ad Arrivederci,  Arancione, si è aggiudicata il Premio Akutagawa per la letteratura. Sorprendenti il ridotto uso di espressioni tipiche giapponesi, la mancata ambientazione nel paese d’origine e la presentazione di un personaggio giapponese che, invece di apparire come “l’elemento privilegiato” del gruppo, appare altrettanto fragile. Sayuri infatti è diventata mamma da poco e, nonostante sia una donna istruita, appare concentrata solo sull’esperienza della maternità.

Le figure maschili

Il punto di vista è fortemente femminile, ma, nonostante ciò, non si può certo parlare di discriminazione di genere. Le figure maschili presenti nel libro non incarnano stereotipi negativi. Abbiamo, ad esempio, il datore di lavoro di Salima, detto il diverso, che avrà un ruolo fondamentale nella vicenda. E per quanto riguarda Sayuri, avrà modo di entrare in contatto con un camionista analfabeta dal cuore tenero, che le chiederà di leggergli delle storie in inglese.

Il tema della migrazione

Il contenuto del romanzo risulta in parte autobiografico, visto che la stessa Sayuri è presentata come una donna che ambisce a diventare una scrittrice. La traduttrice ha ricordato di come, nei tre anni in cui lei stessa ha vissuto in Giappone, ha avuto modo di legarsi a persone che potessero capire come ci si sentisse a vivere da immigrata in un paese straniero. Ogni persona che sperimenta l’estraneità inevitabilmente ricerca i suoi simili. Non deve stupire quindi che si instauri un legame tra queste tre donne con un background diversissimo. Nonostante le differenze, Sayuri, Paola e Salima riescono a trovare un punto d’incontro.

L’incontro col pubblico di Bologna

Presso La confraternita dell’uva Anna Specchio ha proposto un incontro intimo, diretto e coinvolgente. Grazie anche all’ausilio di Gino Scatasta, si è creato un clima  di dialogo e di confronto, anche col pubblico presente in sala. Lo staff di NipPop è fiero di aver dato vita a un evento che ha radunato numerosi interessati, tra cui gli stessi membri del team, studenti di lingue, ma anche persone interessate ai libri e alla lettura. Ringraziamo la traduttrice per ala sua disponibilità. Sempre con una nota di ironia, siamo stati tutti invitati a dare un’occhiata al romanzo di Iwaki Kei che, sicuramente, non ci lascerà delusi.

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