Paola Scrolavezza ripercorre gli influssi della cultura giapponese sul Visual Kei nel secondo incontro di Waiting for NipPop: Crossdressing in Context. Da David Bowie al Teatro Takarazuka.

In attesa del festival NipPop 2018 quest’anno intitolato Borderlands: a-tipico Giappone, e dedicato al non convenzionale, è stato organizzato il ciclo di quattro incontri Waiting for NipPop: Crossdressing in Context. Da David Bowie al Teatro Takarazuka in collaborazione con Power to the Pop – Osservatorio sulle culture pop contemporanee, che si concentra sulla pratica del crossdressing in diversi ambiti. Nel secondo appuntamento Paola Scrolavezza, docente di Cultura e Letteratura Giapponese presso l’Università di Bologna, attira il nostro interesse sul visual keigenere musicale giapponese dal sound eterogeneo e dalla forte caratterizzazione estetica.

Il visual kei esordisce alla fine degli anni ‘80 nell’ambito della musica rock e heavy metal giapponese, ritornando presto a una componente underground negli anni 2000 subito dopo il boom iniziale. Come data di origine si è soliti indicare l’anno 1989, che coincide con la nascita del gruppo musicale X JAPAN: si tratta infatti di uno dei gruppi più rappresentativi e famosi del genere, tale da portarne il successo persino fuori dai confini nazionali.
La nascita di diversi gruppi di imitazione all’estero sfocia però in un dibattito sulle caratteristiche di questo stile, sull’opportunità di limitare l’appellativo ‘visual kei’ a soli gruppi giapponesi, rendendo quindi la nazionalità un requisito basilare.
Il successo maggiore fuori dal Giappone si riscontra nei paesi nordici, ma si possono trovare gruppi che prendono a modello questo genere in più aree: ricordiamo gli spagnoli Pinku Jisatsu, gli italiani DNR, e i tedeschi CINEMA BIZARRE.

X JAPAN

X JAPAN

La particolarità di questo genere musicale è la fusione fra una forte caratterizzazione estetica e la componente musicale. Nel visual kei l’estetica ha infatti un ruolo preponderante, tanto da essere il denominatore principale dei vari sottogeneri nei quali si suddivide l’oshare kei, per esempio, è associato a toni più colorati e allegri, mentre lo shatorikaru kei si caratterizza per lo stile gotico.

An Cafè, gruppo oshare kei

An Cafè, gruppo oshare kei

Una forte influenza sull’estetica di questo stile musicale deriva dal teatro tradizionale giapponese: da un lato troviamo il teatro kabuki, sul cui palcoscenico troviamo solo attori di sesso maschile, dall’altro il Takarazuka, teatro musicale interpretato solo da attrici femminili. I due generi sono accomunati dall’elemento del travestitismo, impiegato per interpretare i personaggi di sesso opposto.

Rappresentazione di Le Rose di Versailles (Lady Oscar) del teatro Takarazuka

Rappresentazione di Le Rose di Versailles (Lady Oscar) del teatro Takarazuka

L’influenza del teatro kabuki sul visual kei è evidente nella scelta del trucco, le cui marcate linee rosse e bianche lungo occhi e bocca richiamano quelle usate dagli attori. L’associazione del trucco al genere femminile, come possiamo intuire, è infatti molto posteriore all’affermazione del kabuki, e avviene solo in epoca moderna, dopo la ridefinizione dei ruoli di genere.
L’influsso del Takarazuka è invece legato al suo repertorio teatrale: è infatti la scelta di rappresentare opere del mondo dello shōjo manga a manifestarsi nell’estetica dei visual kei, portando a un trucco che esalta le fattezze androgine, e alla proposta di modelli alternativi di virilità.

Le fattezze androgine di Ruki, cantante dei the GazettE

Le fattezze androgine di Ruki, cantante dei the GazettE

Negli anni ‘90 l’elemento femminile viene adottato senza alcuna rielaborazione dai gruppi visual kei, con cantanti e musicisti vestiti e acconciati da ragazze, non fosse per la consapevolezza che si tratta di un genere musicale prettamente maschile. Ma è più di semplice apparenza: esiste infatti una storia per ogni personaggio, e ogni membro del gruppo ha il compito di restargli fedele.

Isshiki Hiyori, bassista maschile dei Kiryu

Isshiki Hiyori, bassista maschile dei Kiryu

Questa dissoluzione dei generi non è però imitata dal fandom del visual kei, che è nettamente diviso in due filoni: da un lato troviamo i ban’yaro shōnen, la componente maschile incentrata sul sound e spronata dai loro idoli a comporre musica autonomamente, e dall’altro le cosplay shōjo, ovvero la parte femminile più interessata invece all’abbigliamento e al trucco, arrivando perfino a fare cosplay dei membri dei vari gruppi.

Nel prossimo incontro di Waiting for NipPop 2018, che si terrà l’11 aprile presso La Confraternita dell’uva in Via Cartoleria 20/B alle 19, Gino Scatasta ci guiderà invece nel panorama inglese, con Il crossdressing sulla scena inglese, da Shakespeare a Little Britain.

Se volete scoprirne di più sul visual kei, ecco la nostra rubrica su NipPop.it!