Giacomo Guccinelli, Michele Lanzo, Mauro Copeta e Alberto Sebastiani presentano Pride Run: il videogioco più gay di sempre in uscita prevista su Steam per l’inizio del 2019.

Ivan Venturi, producer del progetto Pride Run, è uno dei papà dei videogiochi italiani, uno dei primi smanettatori, un vero e proprio mangiatore di codici. Specializzato in Serious Game, giochi legati alla sensibilizzazione di temi delicati come Progetto Ustica, legato alla strage di Ustica e ambientato nella realtà dell’aereo prima dell’esplosione, Venturi è produttore e sviluppatore di giochi che guardano a situazioni sociali e politiche. Un intrattenimento che può essere intelligente e far pensare. 

«Vogliamo creare un gioco che sia serious but fun». Aggiunge Michele Lanzo, per il quale il gioco deve essere divertente e non una lezione mascherata da elementi grafici.

La manifestazione è il luogo dove si rivendicano i diritti, ma in modo gioiosoQueste due anime sono legate nella strategia, nell’arte e nella musica. Ecco che abbiamo pensato alla gestione di un corteo nelle principali città che storicamente hanno fatto la storia del pride, che ospitano la storia di pride molto significativi o in cui il pride è ancora un problema. La parte strategica ci ricorda che questo è un tema serio. La parte musicale ci trasporta invece nella festa.

La parola passa poi a Mauro Copeta (Hard Ton), curatore proprio della parte musicale del gioco: 

La musica è colonna sonora di quasi tutti i pride. Non tutti gli scenari sono positivi, quindi c’è bisogno di realizzare una musica anche per quelle situazioni dove il problema non è quella di creare una grandissima parata, ma non di farsi arrestare.

Secondo Copeta «La risposta del pride è una risposta colorata e musicale agli hater. Vuole smontare il codice della violenza». La non-violenza e la musica sono quindi le due colonne portanti di questo videogioco: il dance duel è l’alternativa al picchiaduro stile Street Fighter. Proprio quest’ultimo, come ci rivela l’art director Giacomo Guccinelli, è stata una delle più grandi ispirazioni:

A quale immaginario ci rifacciamo? La prima cosa a cui abbiamo pensato è il mondo Capcom. Se cito Street Fighter vi vengono sicuramente in mente Chun Li e tutti gli altri personaggi classici. Quando giocavo a questo gioco l’ho sempre considerato un pride ante litteram. I vari Street Fighter, così come altri giochi Capcom, erano coloratissimi, dai toni irriverenti. Ma ci confrontiamo anche con una storia non raccontata pienamente. Quella dei personaggi LGBT dei videogame. Non potevamo, ad esempio, prendere in considerazione Birdo del secondo Super Mario. Nel libretto di istruzioni giapponesi veniva descritto come un personaggio che si sentiva una ragazza che preferiva essere chiamata Birdette. Quando il booklet arrivò in occidente la cosa venne poi censurata. Un altro personaggio è quello di Poison (Final Fight), transgender. Noi volevamo che tutti questi personaggi avessero cittadinanza nel videogioco. Volevamo anche identificare attraverso questo mondo tante categorie legate alla realtà LGBTQ. Ad esempio, una malvagia Hello Kitty viene combattuta da una Sailor Moon militante contro il body shame. E non poteva mancare la Carrà, perchè tra i livelli giocabili ce n’è uno ambientato nel primo pride italiano, quello di Pisa del 1979. 

Il discorso si sposta poi sulle reazioni che il videogioco ha scatenato:

Il videogioco deve ancora uscire! È chiaro che sarà un salto nel vuoto. Io mi aspetto e do per scontato che ci saranno reazioni omofobe, se così non fosse non ci sarebbe bisogno di fare questo gioco. Il gioco mette in essere una realtà che esiste già in tutto il mondo, fatta di atti omofobi e intolleranza. Da una parte riceviamo un grandissimo supporto, dall’altra parte ci sono avvisaglie dei commenti negativi che ci saranno. Qualcuno ha commentato sul nostro canale YouTube con gay. Grazie per averci illuminato. Però quella è anche la media dei commenti che ricevi nella vita normale. 

Giacomo Guccinelli si dice fiducioso per una pubblicazione su Steam a inizio 2019.